AGENZIA 1996

 

 

AGENZIA N.° 1 DEL 29-9-96

Questo fax viene spedito a n.45 realtà sociali.

 

Secessione come prodotto del neoliberismo (da un incontro tenuto il 14/9 presso Oltre l'Occidente):

La Padania, entità/unità fittizia fondata su processi economici locali e globali, è agli occhi di Bossi pronta per entrare a pieno titolo nell'Europa di Maastricht, spazio funzionale di applicazione delle teorie economiche neoliberiste. La condizione affinchè ciò si realizzi è, secondo la Lega, il liberarsi di ogni forma di intralcio a cominciare dalle aree della penisola con una crescita economica diversa: è questo un esempio su scala locale del meccanismo di contrapposizione  tra Nord e Sud che opera anche su scala planetaria.

Il divario tra il  Nord, ed in modo particolare il Nord-Est - che ha prodotto un sistema manifatturiero e commerciale che esporta in tutti i mercati del mondo, che ha sviluppato alcune

tra le forme più efficienti di organizzazione del lavoro postfordista, che è integrato con

l'economia tedesca e mira ad integrarsi con i mercati dell'est europeo oltre ad essere già presente in forza sui mercati dell'Estremo oriente - ed il resto della penisola si è fatto sempre

più ampio. Il soggetto sociale che reclama la secessione, l'elettorato della Lega, appare un coagulo contraddittorio di interessi, mossi fondamentalmente da forme di egoismo sociale tipiche della nostra società competitiva: lo stato sociale gli appare un inutile spreco così come la redistribuzione della ricchezza su scala nazionale.

La destra italiana contrappone alla secessione una forma di unità nazionale fondata su

concetti rovinosi quali Patria e Nazione che sono serviti a legittimare la competizione tra Paesi, che hanno portato a due conflitti mondiali, all'affermarsi di politiche imperialistiche e coloniali e a forme di restrizione delle libertà.

La minaccia di secessione della "Padania" da parte della Lega ha quindi il suo fondamento e la sua legittimazione negli effetti socio-economici del neoliberismo e coincide con il punto di vista della nuova "business theory"  che esprime la visione del mondo della oligarchia finanziaria globale alla quale neanche il Governo di centrosinistra si oppone, ma anzi

offre un terreno di applicazione condividendone i principi fondamentali.

Quali idee e pratiche contrapporre da sinistra ad un tale progetto?

Per rispondere a questo interrogativo facciamo nostro un pensiero di Marco Revelli: "O la sinistra saprà ripensarsi dentro lo spazio globale che costituisce oggi la reale "scena della storia" - lo spazio delle abissali disuguaglianze planetarie, di una nuova "questione sociale" che ripropone su scala infinitivamente più ampia

le asperità, le durezze, i dilemmi e i compiti che i movimenti operai nazionali hanno

attraversato tra il 1848 e il novecento maturo -, adeguandovi progetti, modelli organizzativi, linguaggi. O non sarà."

 

 

AGENZIA N.° 3 DEL 6-10-96

Questo fax viene spedito a n.45 realtà sociali.

 

- Nel nome di Maastricht

L'Europa di Maastrich è al momento uno dei prodotti più riusciti dell'azione del "pensiero unico". Entrare in Europa e a qualunque costo è divenuto lo slogan imperante, così a destra come a sinistra, ed ogni posizione critica sembra essere bandita dal dibattito politico.

E' quindi  necessario vedere da vicino ciò che realmente significa costruire l'Europa secondo i parametri di Maastricht. Innanzitutto significa tagli alla spesa sociale e riduzione sostanziale degli investimenti pubblici in vista del raggiungimento dei parametri di convergenza finanziaria per l'unificazione monetaria. E' questa una politica dogmaticamente economicista  che non potrà avere altri frutti se non  un forte aumento della disoccupazione di massa, un sostanziale impoverimento delle classi sociali subalterne ed una recessione globale dell'economia nazionale. Ma tutto ciò non sembra preoccupare i governi dei paesi europei che con affermazioni quali "i mercati lo esigono" svelano i reali interessi in gioco: la costruzione di uno spazio, l'Europa, funzionale agli interessi del capitale finanziario. L'ossessione per il risanamento del debito pubblico, piattaforma di discussione politica imposta dalla destra e acriticamente accettata dalla sinistra governativa, è divenuta prioritaria rispetto ad ogni altra forma di intervento economico: su questa strada di tagli alle spese e riduzione degli investimenti non si potrà che trovare recessione e depauperamento.

 L'ossessione neoliberista, nel chiuso di un ufficio del Fondo Monetario Internazionale, concepisce una Legge da applicare ovunque, indipendentemente dalle specificità e dalle culture di ogni comunità.

 

 

AGENZIA N.° 4 DEL 13-10-96

Questo fax viene spedito a n.58 realtà sociali.

 

 - Quale sinistra?-

Facciamo nostro un appello di 6 intellettuali (Agostinelli, Bonomi, Cacciari, Indovina, Revelli, Sullo) comparso sul Manifesto dell'11/10, da dove, prendendo spunto dal grande problema del nazionalismo padano della Lega  e quello di destra di Alleanza Nazionale, parte un invito a tutta la sinistra movimentista.

"...Non è pensabile che la sinistra affidi le sue speranze alla sola azione di governo: [...] serve una grande battaglia culturale, sociale, ambientale, che cerchi di riallacciare i nessi tra classi e ceti e gruppi sociali [...]. Si deve spezzare il patto corporativo cui ora aderiscono in gran numero gli operai supersfruttati della piccola e piccolossima impresa, le popolazioni afflitte dalla devastazione ambientale che quel modello produttivo provoca, i giovani privati della cultura in cambio dell'arricchimento, le figure sociali nuove né interamente "dipendenti" né del tutto "autonome" che sono sotto il dominio concreto della grande impresa a rete e sotto quello astratto del mercato globale.

Crediamo che la sinistra debba tornare - per progettare il cambiamento - alla sua vocazione antica di organizzazione della volontà dei subordinati, degli esclusi, dei senza potere. Solo su queste fondamenta sarà possibile elaborare un nuovo atteggiamento sullo stato sociale, uscendo dalla pura difesa di esso; reinventare una politica del lavoro, che il puro sviluppo di per sé non assicura più; riallacciare la questione settentrionale a quella meridionale non in modo astrattamente solidaristico; battersi per i diritti di cittadinanza dei lavoratori stranieri non solo in nome del principio di uguaglianza. In una parola riorganizzare la società civile e dare nuove basi alla democrazia. [...]

Si invita a discutere di questi temi a Venezia il 15 e 16 novembre prossimi (per informazioni t.041-27.01.467).

Lunedì 21 ottobre alle h 18,30 presso la sede di OLTRE L'OCCIDENTE in via Garibaldi 24 a Frosinone,

OLTRE L'OCCIDENTE e i GIOVANI COMUNISTI di Frosinone, invitano partiti, forze sociali, associazioni, cittadini a un incontro di discussione sul tema del lavoro.


AGENZIA N.° 5 DEL 20-10-96

Questo fax viene spedito a n.58 realtà sociali.

 

Il lavoro: un'araba fenice?

Crescita e occupazione sono nella società post fordista due varianti ormai indipendenti: negli ultimi anni c'è stato un importante cambiamento nella relazione tra produzione di merci e lavoro vivo, in quanto se è vero che calando la produzione il lavoro cala, non è più vero che riprendendo la produzione riprenda anche l'occupazione. Questo non vuol ovviamente dire che la dinamica della produzione sia irrilevante quanto agli effetti sull'occupazione. Ribadiamo, ma è una considerazione banale, che una flessione nella produzione genera disoccupazione, ma che questa disoccupazione viene resa tendenzialmente irreversibile dal processo di ristrutturazione tecnologico-organizzativo della produzione. La questione della disoccupazione si delinea quindi come fenomeno strutturale della società contemporanea. Slogan come flessibilità, "lavoro in affitto", salario d'ingresso, "gabbie salariali", ricette del "pensiero unico" per la "soluzione" del problema dell'occupazione, si dimostrano funzionali soltanto al processo di ristrutturazione del capitale e non intaccano minimamente i meccanismi recessivi che sono alla base del problema. Discutiamone tutti assieme, partiti, forze sociali, associazioni, cittadini, e cerchiamo insieme possibili soluzioni alternative anche e soprattutto di carattere pratico che possano valere nel nostro contesto provinciale lunedi 21 ottobre  alle ore 18.30 presso la sede di Oltre l'occidente in via Garibaldi 24 a Frosinone.

Intanto la Federazione Provinciale di Rifondazione Comunista organizza per un incontro per idella marcia per il lavoro da tenersi a Frosinone il 26 ottobre. Le adesioni alla marcia si raccolgono al n.0775-21.09.38

 

AGENZIA N.° 6 DEL 27-10-96

Questo fax viene spedito a n.61 realtà sociali.

 

"Frosinone: città a rischio"

La rappresentazione del benessere degli anni '80 ha finito per "individualizzare" la società, tanto che oggi non si scorge in nessuna direzione sintomo di opinione pubblica organizzata e tendente a far passare principi validi per la comunità tutta. Questa "individualizzazione" dell'esistenza, barattata con un po' di consumo in più, sta determinando nei ceti "integrati" nei cicli di riproduzione di questa società, un appiattimento politico su posizioni di indifferenza verso qualunque persona, che vivendo fuori da questo ciclo, combatte per non esserne almeno schiacciato, e verso qualsiasi proposta di miglioramento della qualità della vita della comunità. Insomma finché non si tocca la propria individualità/consumo nessuno è disposto a impegnarsi per la comunità.

A Frosinone, città veramente meridionale dove i fatti negativi non sono coperti da mediazioni varie, ma si prospettano sempre per quelli che sono, anche la corsa verso il consumo determina non morti fittizie ma morti reali. Per andare a fare la spesa in un supermercato bisogna attraversare la ss 155 della Monti Lepini, che divide incredibilmente il normale bacino di estensione della città da quello inventato negli anni '70 e '80 dalle speculazioni edilizie e politiche, dove vivono più di  5.000 persone. Queste persone sono costrette ad attraversare la strada volando, poiché per i circa 4 km dove attraversa il territorio di Frosinone, la ss 155 non prevede alcun alcun passaggio pedonale. Se qualcuno è sprovvisto di ali deve irrimediabilmente affrontare il duello quotidiano con le infinite automobili e, per una legge di probabilità, qualche volta "perde".  Così ogni anno il consumismo a Frosinone determina qualche morte da aggiungere a quelle "normali".

E' la lotta per la sopravvivenza, dichiarano le due destre, una al potere, l'altra all'opposizione, quella che ogni giorno di più che passa si va affermando nella nostra civiltà fondata sul mercato.  Non lamentiamoci, se poi qualche volta in questa lotta si soccombe: è la nuova regola del gioco. Anzi acceleriamo il processo in atto di  deregolamentazione: ...senza corsia per chi va e chi viene,  senza semafori, senza marciapiedi, senza parcheggi, senza vigili urbani.... Si troverà più presto il decantato equilibrio "naturale". Sarà l'equilibrio del più forte o, più realisticamente, del più ricco.

Firmato Oltre l'Occidente.

Aderiscono:

Giovani Verdi, Erbavoglio, Progetto Continenti, WWF, Legambiente


AGENZIA N.° 7 DEL 3-11-96

Questo fax viene spedito a n.62 realtà sociali.

 

800 MILIONI DI PERSONE SOFFRONO ATTUALMENTE DI MALNUTRIZIONE CRONICA, 200 milioni sono bambini. Il morire di fame in massa è essenzialmente un problema del Sud. Nello stesso tempo, nelle nazioni industrializzate del Nord il cibo è abbondante, ma spesso è trattato chimicamente, trasportato per distanze enormi e coltivato a spese delle popolazioni del Sud.

IL SUMMIT MONDIALE DELL'ALIMENTAZIONE (Roma 13-17 novembre 1996) è organizzato dalla FAO (Food and Agriculture Organization). Il summit mira ad ottenere l'approvazione intergovernativa di un piano d'azione (legalmente non vincolante) per risolvere il problema della fame.

Dall'ordine del giorno risulta chiaro che le cause fondamentali della fame sono state ignorate. Al contrario liberalizzazione dei mercati alimentari, biotecnologie, cause reali di misura e di distruzione ambientale, vengono promosse come rimedi.

Le vere vie d'uscita all'insicurezza alimentare non sono nell'incremento produttivo, ma nella produzione localizzata comunitaria ed orientata, non sono nella omogeneizzazione agricola e culturale attraverso i mercati globali, ma nella protezione e promozione delle diversità agricole e culturali, attraverso i mercati e lo scambio locale.

PARTECIPA AL CONTROVERTICE SULLA FAME: Roma 8-17 novembre, Parco della Resistenza, vicino al PAlazzo della FAO

OLTRE L'OCCIDENTE, avendo aderito al controvertice, organizza un incontro in cui si discuterà del problema dell'alimentazione e delle dinamiche politico economiche che producono la fame Nel corso della serata verrà proiettato un video. Appuntamento a Frosinone in via Garibaldi 24, lunedì 11/10 h 18,00.

A FROSINONE

...Mentre sulla vita politica frusinate cala la nebbia dell'immobilismo, a via De Gasperi, i "piloni", strada per automobili,  senza alcun passeggio, compare improvvisamente, e con molta probabilità,  inconsapevolmente, una sala di esposizione d'arte comunale. Più su, in via Garibaldi, pieno centro storico, di fronte all'ormai abbandonato palazzetto con archi, unico a Frosinone, nasce, invece, una sala con videogiochi.

Scelta ideologica, casualità, fato? Dopo l'"asfaltata" davanti all'ex Annunziata, il piano di recupero del centro storico della città sta continuando...


AGENZIA N.° 8 DEL 10-11-96

Questo fax viene spedito a n.62 realtà sociali.

 

Homo laborans

Un gruppo d'intellettuali francesi  pro- pone per l'intera Europa un Appello eu- ropeo per una cittadinanza e una eco- nomia plurali volto alla costruzione di una rete di resistenza contro l'avanzata della disoccupazione e la dogmatica del pensiero neoliberista.

"E' ormai sotto gli occhi di tutti: ovun- que in Europa, anche laddove l'econo- mia non va male, la società si disgrega. Il contratto sociale non riesce più, da sé solo, a garantire la coesione delle nostre società. La crescita continua della ric- chezza, a causa della sua cattiva distri- buzione, si accompagna a una frattura sociale che diviene insopportabile. Una prima conclusione, dunque, si impone: le politiche economiche e sociali che per 20 anni hanno tentato di porre rimedio alla crisi economica limitandosi ad attendere la ripresa di una crescita sufficiente a riassorbire la disoccup- pazione, sono fallite. [...] I firmatari sono d'accordo nel pensare che l'edifica- zione di una politica  economica e so- ciale decisamenbte democratica e capace di ricomporre le fratture già profonde

del corpo sociale passi per l'esplorazio- ne congiunta delle tre vie seguenti, strettamente interdipendenti:

 1. Riduzione del tempo di lavoro e ripartizione dell'occupazione.

Occorre in primo luogo facilitare una riduzione della durata media effettiva del lavoro. E' inoltre necessario ridistri- buire stabilmente sull'insieme della popolazione attiva un volume di lavoro regolare - e gli attributi della  cittadi- nanza che gli sono connessi - che è in via di ineluttabile riduzione. [...]In ogni caso, occorre opporsi fermamente a ogni forma imposta di lavoro flessibile o a tempo parziale, così come alla moltepli- cazione delle forme intermedie tra lavo- ro e assistenza che frammentano le di- verse componenti della popolazione attiva.

2. Economia plurale e solidale.

[...] Di fianco al lavoro-impiego, quale esiste nel settore mercantile e nel servi- zio pubblico, è necessario, in una ottica di economia plurale, dare coerenza e regole ad un terzo settore economico valorizzandone le finalità sociali ed eco- logiche. [...] L'obiettivo è quello di ren- dere la logica economica meno esagera- tamente selettiva,  resistendo sia alla tentazione di creare dei "lavoretti" mar- ginali, sia a quella di instaurare un set- tore a parte per i disoccupati. [...]

3. Un reddito minimo incondizionato (sottomesso all'unica condizione delle risorse) e cumulabile.

Le società [...] devono fare di tutto per tentare di fornire a ciascuno i mezzi per accedere a una identità sociale ricono- sciuta. [...] L'umanità e l'equità devono condurre a rendere incondizio- nata la attribuzione di un reddito minimo per ogni persona che non benefici già di un livello minimo di risorse quale esso po- trebbe garantire, indipendentemente dal buon esito delle iniziative di inserimen- to. Allo stesso modo è necessario che questo Reddito Minimo sia reso cumu- labile (e non sostitutivo) con delle ri- sorse complementari. In ogni caso ciò che più conta è opporsi con tutti i mezzi ai diversi progetti di lavoro obbliga- torio che vanno moltiplicandosi e che non possono che ricondurci in pieno XIX secolo, facendo degli esclusi dei capri espiatori. [...]".

A Frosinone partiti politici e associazio- ni hanno già iniziato una discussione intorno a questa piattaforma. Per infor- mazioni t.0775/853516.


AGENZIA N.° 9 DEL 17-11-96

Questo fax viene spedito a n.62 realtà sociali.

 

Da un incontro di studio avuto presso la sede di Oltre l'Occidente sulle riforme costituzionali, riteniamo importante sottolinerare questo contributo di Pietro Barcellona sulla democrazia che di seguito riassumiamo.

Democrazia elitaria nelle riforme costituzionali

La cosa più pericolosa prodotta dal referendum che ha introdotto il sistema maggioritario in Italia è quella di aver immediatamente reso l'articolo 138 della Costituzione (che ne regola le procedure di revisione) insufficiente per tutelare dagli abusi che qualsiasi nuova "maggioranza" possa esercitare.  Il principio "una testa un voto" è stato epurato da un sistema in cui si vincono le elezioni con il 30-35% dei voti (magari con meno voti complessivi degli avversari), ottenendo però delle maggioranze parlamentari in grado di modificare con facilità una Costituzione storicamente "rigida".

I Principi Fondamentali  e la prima parte della Costituzione non sembrano essere nel mirino di una Commissione Bicamerale costituita, con la complicità di una parte della sinistra, per aggirare l'articolo 138. E questo grazie - per fortuna e insieme drammaticamente - al fatto che gran parte della nostra classe politica ha da lungo tempo trascurato la lettura di questa parte della Costituzione.

Queste considerazioni, già sufficienti a delineare un quadro quantomeno confuso (che tipo di Repubblica stiamo diventando?), passano addirittura in secondo piano, come aspetti formali dell'affermarsi di una ideologia la cui sostanza è ben più pericolosa. Sta passando - in modo quasi unanime - un'idea della democrazia basata su alcuni presupposti che determinano la formazione di un potere oligarchico il quale di fatto detta norme e regole all'intera società. Si tende, in particolare, a concepire il rapporto tra  società e  istituzioni come quello tra soggetti separati;  il primo che esprime bisogni - comprare un'automobile, un televisore, vivere al passo con i tempi, inquinare ecc. - oggettivi, che si vogliono far passare come naturali, neutrali, ed il secondo che utilizza una razionalità strumentale il cui compito è l'individuazione dei mezzi più opportuni allla soddisfazione di quei bisogni.

Questa idea di trasformazione delle istituzioni nelle titolari di una "competenza razionale" non può che sostanziarsi nelle forme della burocrazia, delle élite e delle tecnostrutture (i "tecnici"!) a cui corrisponde un cittadino che si potrebbe definire "emotivista", che si caratterizza cioè per una fluttuazione di desideri e bisogni che richiedono di essere plasmati attraverso interventi esterni (es. la televisione).

Criticare questa impostazione significa rimettere in discussione la premessa dei cosiddetti "bisogni naturali" e dell'io emotivista.  Significa rilanciare un'idea della democrazia come riappropriazione collettiva del principio regolativo, del criterio di misura che permette di stabilire quali sono i bisogni socialmente riconosciuti, qual è la loro gerarchia, il modo di soddisfarli, di stabilire ciò che appartiene a tutti e ciò che invece è di pertinenza esclusiva del singolo.

 


AGENZIA N.° 10 DEL 24-11-96

Questo fax viene spedito a n.62 realtà sociali.

 

100 milioni di mine antiuomo disseminate in 62 paesi: - 10 milioni in Afghanistan, 7 in Cambogia, 9 in Angola, 2 in Mozambico ed altra ancora in Somalia, Iraq, Nicaragua, El Salvador, Kuwait, Etiopia, Vietnam e nell'ex-Jugoslavia, dove negli ultimi due anni di guerra ne sono stati seminate 3 milioni di esemplari.

Bonificare il territorio vorrebbe dire investire 1.000 $ per mina. Ogni mina "nuova" costa 2 $.

In Afghanistan sono attive 27 squadre di specialisti che dovrebbero ripulire il territorio non prima di 15 anni, anche se ci vorranno almeno 4.300 anni per ripulire almeno il 20% del paese.

Il costo sociale ed umano che ogni paese paga è elevatissimo sia in tempo di guerra che in tempo di pace a causa dell'impraticabilità del territorio.

Oggi nel mondo ci sono circa 300 imprese belliche in 50 paesi, che producono pistole, fucili, mitragliatrici, granate, armi anticarro, lanciamissili, mine ecc. L'Italia dopo l'ex URSS e la Cina è i più grandi produttori di mine antiuomo al mondo. La Misar (oggi Whitehead, di Livorno), la Valsella Meccanotecnica di Castenedolo (Bs) e la Tecnovar di Bari,  sono specializzate in questo settore. Questo dato segnala un incremento del 25% dei produttori di armi censiti solo 10 anni fa.

Gran parte delle aree "calde" e "a rischio" sono attualmente invase da queste armi, anche perché un fucile mitraglatore è venduto al prezzo di un pollo. Nello Swaziland la stessa arma è disponibile a circa 6 $.

Dal 1995 le Nazioni Unite hanno programmato una Conferenza per la revisione e il miglioramento del Protocollo delle mine. Francia, Belgio e Sudafrica hanno dichiarato la messa al bando delle mine dal commercio e l'esportazione. Altri paesi, tra cui gli USA, e l'UE stanno tentando di intervenire nella messa al bando delle mine. L'Italia si è già impegnata nel 1994 per ratificare la convenzione ONU.

Tutto ciò però non è sufficiente. L'opinione pubblica nazionale e internazionale sta lavorando affinché tutto il mondo vieti la produzione delle mine. Per questo motivo la Campagna nazionale per la messa al bando delle mine si riunisce domenica 1° dicembre ore 9.00, presso l'Istituto Sacro Cuore via Marsala 42 a Roma, 06-4463351.

 

 

AGENZIA N.° 11 DELL'8-12-96

Questo fax viene spedito a n.62 realtà sociali.

 

Orwell 1984: fantascienza o realtà?

«...Due nuovi paradigmi strutturano in questa fine secolo il modo di pensare. Il primo è la comunicazione. Essa tende a sostituire a poco a poco la funzione di uno dei paradigmi maggiori  degli ultimi due secoli: il progresso. [...] Un'unica parola d'ordine ormai: bisogna comuni- care. La sostituzione dell'ideologia del progresso con quella della comunica- zione comporta sconvolgimenti di ogni tipo e rende confusa perfino la missione del potere politico.  [...].

L'altro paradigma è il mercato. Sostitu- isce il paradigma di macchina e di orga- nizzazione, i cui meccanismi e il cui funzionamento garantivano l'evoluzione di un sistema. Alla metafora meccanica, ereditata dal Settecento, succede la me- tafora economica e finanziaria[...].

[...] I formidabili rivolgimenti scientifici e tecnologici degli ultimi due anni han- no stimolato, in parecchi campi, le tesi ultra-liberali del "laissez faire, laissez passer". E la caduta del Muro di Berli- no, la scomparsa dell'URSS e il crollo dei regimi comunisti, le hanno, per di più, incoraggiate. La mondializzazione degli scambi di segni, in particolare, si è straordinariamente accelerata; e questo grazie alla rivoluzione dell'informatica e della comunicazione, le quali, concreta- mente, hanno determinato l'esplosione - il ben noto big-bang - di due settori, veri e propri sistemi nervosi delle società moderne: i mercato finanziari e le reti informatiche. La trasmissione di dati alla velocità della luce; la numerizza- zione dei testi, delle immagini e dei suoni; il ricorso, divenuto banale, ai satelliti di telecomunicazioni; la rivolu- zione della telefonia; la generalizzazio- ne dell'informatica nella maggior parte dei settori della produzione e dei servi- zi; la miniaturizzazione dei calcolatori e la loro messa in rete su scala planetaria hanno, a poco a poco, scompigliato l'or- dine del mondo.

In particolar modo il mondo della finan- za, la quale ormai assomma le quattro qualità che ne fanno un modello perfet- tamente adeguato all'attuale giro di carte tecnologiche: immaterialità, immedia- tezza, permanenza e planetaretà. Attributi per così dire divini, e che logi- camente danno luogo ad un nuovo culto, a una nuova religione: quella del merca- to...». (Tratto dall'articolo di Ignacio Ramonet, della rivista Etruria Oggi).

 

 

AGENZIA N.° 12 DELL'15-12-96

Questo fax viene spedito a n.62 realtà sociali.

 

PROCESSO COSTITUENTE

Questa mattina si è spento Giuseppe Dossetti, uno dei padri della Costituzione italiana. Aveva interrotto il suo silenzio soltanto quando andava prendendo corpo il tentativo in atto di revisione costituzionale. Fermissima la sua opposizione.

La morte di Dossetti ci induce a porre alcune domande che stimolino un dibattito critico sulla Costituzione. Le posizioni sulla opportunità di revisione costituzionale hanno visto una contrapposizione netta: le destre spingere decisamente verso cambiamenti sostanziali della Carta costituzionale e Rifondazione comunista denunciare con forza il tentativo di stravolgimento della Carta costituzionale come primo passo verso un cambiamento in senso antidemocratico delle istituzioni dello stato. Tale posizione fornisce sicuramente una giusta chiave di lettura delle dinamiche potenziali a cui si va incontro accettando la piattaforma di discussione della destra, come au contraire sembra non avvedersene il PDS, sicuro di poter dettare le condizioni attraverso "l'invenzione" della Bicamerale. Fatta salva la giusta preoccupazione di una deriva antidemocratica susseguente alla revisione costituzionale, rimane comunque il fatto che limitarsi ad una semplice difesa della Carta costituzionale equivale a rinunciare a leggere e interpretare i cambiamenti sociali, economici e politici sopravvenuti dalla formulazione della Carta costituzionale. Sono cambiati i soggetti sociali, le dinamiche produttive e gli equilibri politici. E' necessaria quindi una "riformulazione della Costituzione" che estenda i diritti acquisiti e delinei la base sostanziale di regolazione delle nuove dinamiche socio-economiche in atto: questo processo deve però essere prodotto dal basso, attraverso l'apporto dei nuovi soggetti sociali della società postfordista.

 


AGENZIA N.° 13 DEL 22-12-96

Questo fax viene spedito a n.62 realtà sociali.

 

PALLE LUMINOSE

Venticinque anni fa Pier Paolo Pasolini, lamentando i danni dell'acculturazione e dell'omolo- gazione provocata dalla cultura del consumo, sosteneva che  in Italia si stava "togliendo realtà ai vari mo- di di essere uomini sulla terra, che nella lunga storia del nostro paese si erano andati formando in modi assai differenziati".

Le festività dell'epoca del confor- mismo sembrano riprodursi sempre uguali a se stesse , ulteriore eser- cizio di esteriorità  dell'essere socia- le postindustriale. A Frosinone, in- vece, ecco apparire alcune "piace- voli novità" che davvero portano luce nuova in città: sfere luminose che troneggiano su edifici pubblici e privati, sulle istituzioni e sui supermercati. Moltiplicano la Luna e gli altri astri, fornendo la bussola ai viandanti. Vere ciliegine lumino- se che addobbano la torta cittadina. Una funzione sicuramente l'hanno assolta: stimolare nel "vedente" una enorme curiosità sulla loro natura, materiale o spirituale. In attesa di fondamentali chiarimenti, invitiamo l'Amministrazione comunale ad il- luminare, questa volta per davvero, altre zone della città estremamente pericolose a causa della totale man- canza di illuminazione e in cui si rischia  la vita.

A questo punto porgiamo i nostri auguri a tutte le popolazioni del globo che hanno già ricevuto il messaggio augurale congiunto del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, ed anche ai cittadini italiani che hanno bene- ficiato del regalo della finanziaria.

TANTI AUGURI!

 


AGENZIA N.° 14 DEL 29-12-96

Questo fax viene spedito a n.62 realtà sociali.

 

L'INTERNAZIONALE DELLA SPERANZA

Riportiamo l'appello del Subcomandante Marcos a tutti coloro che lottano per i valori umani di democrazia, libertà e giustizia, come costruttivo auspicio per il nuovo anno:

«A tutti i popoli del mondo.

Fratelli, negli ultimi anni il potere del denaro ha mostrato una nuova maschera sul suo volto criminale. Conosciuto come "neoliberismo", il crimine storico della concentrazione di privilegi, ricchezze e impunità democratizza la miseria e la sfiducia. Si profila una nuova guerra mondiale, ma questa volta contro l'intera umanità. e come accade in tutte le guerre mondiali, lo scopo è di cercare una nuova spartizione del mondo. Questo tipo di guerra moderna che uccide e dimentica viene chiamata con il termine di "globalizzazione". La nuova divisione del mondo consiste nel concentrare il potere nel potere e la miseria nella miseria. Il moderno esercito del capitale finanziario e dei governi corrotti avanza nella conquista utilizzando l'unico metodo che conosce profondamente: la distruzione economica. Il nuovo assetto mondiale distrugge l'umanità. Al posto dell'umanità ci offrono indici alla borsa dei valori, globalizzazione della miseria invece della dignità, il vuoto invece della speranza, l'internazionale del terrore al posto della vita. Contro l'internazionale del terrore che rappresenta il neoliberismo dobbiamo innalzare l'Internazionale della speranza. L'unità di tutti coloro che vogliono che l'Umanità viva, al di là delle frontiere, delle lingue, dei colori, delle culture, dei sessi, delle strategie e del pensiero.

Internazionale della speranza: non la burocrazia della speranza, non l'immagine opposta e quindi simile a ciò che ci annienta. Non il potere con un nuovo simbolo o nuovi tratti. Un soffio, sì, il soffio della dignità. Un fiore, sì, il fiore della speranza. Un canto, sì, il canto della vita. La dignità è la patria senza nazionalità, l'arcobaleno che è anche ponte, il bisbiglio del cuore a prescindere dal sangue che vi scorre, l'irriverenza ribelle che si beffa delle frontiere, delle dogane e delle guerre. La speranza è la ribellione che rifiuta il conformismo e la sconfitta. Ci sono debitori della vita: il diritto a governare e a governarci, a pensare e agire con una libertà che non si pratica sulla altrui schiavitù, il diritto a dare e avere ciò che è giusto. Per tutto questo, l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale si rivolge a tutti coloro che lottano per i valori umani di democrazia, libertà e giustizia, individui, gruppi, collettivi, movimenti, sindacati, cooperative, tutta la sinistra presente e futura, ong, gruppi di solidarietà con le lotte dei popoli del mondo, intellettuali, indigeni, studenti, operai, artisti, insegnanti, contadini, mezzi di comunicazione alternativi, ecologisti, pacifisti... A tutti coloro che fanno della speranza un'arma e uno scudo.

Fratelli, l'umanità vive dentro tutti noi e, come il cuore, preferisce il lato sinistro. Dobbiamo incontrarla, dobbiamo incontrarci. Non è necessario conquistare il mondo. E' sufficiente farlo daccapo. Noi. Adesso.»

                  Subcomandante Marcos