LE DONNE E L’ECONOMIA

 

La portata e l’impatto del contributo economico delle donne

Nei paesi in via di sviluppo le donne producono l’80% delle derrate alimentari, ma raramente vengono loro intestati i terreni che coltivano. In tutto il mondo le donne costituiscono un terzo della forza lavoro retribuita, ma gran parte del loro lavoro non viene pagato. Pensa che se nei calcoli globali del prodotto interno lordo si comprendessero i lavori di casa, il pil aumenterebbe del 25%. A questo bisogna aggiungere che nella maggior parte dei paesi, le donne lavorano più degli uomini.

Per esempio in Uganda hanno un orario di lavoro che è di due volte maggiore di quello degli uomini, e a Madras, in India, le donne producono il 46% del reddito familiare, rispetto al 42 % di quello prodotto dagli uomini. Il problema è dato dal fatto che i sistemi nazionali di raccolta dei dati non registrano accuratamente la portata e l’impatto del lavoro femminile, e così si perde l’opportunità di accrescere l’importanza e l’impatto dei piani di sviluppo per l’intera società. D’altra parte è crescente.

Donne1.jpg (15874 byte)

I tipi di lavoro femminile

Basta pensare che nei Paesi in via di sviluppo (PVS) le donne dominano il settore non-ufficiale dell’economia, ma neanche nel settore ufficiale sono rappresentate in modo proporzionato con paghe basse.Le donne sono responsabili, oltre che delle loro attività retribuite, anche dei lavori casalinghi indispensabili alla sopravvivenza della famiglia. Nel mondo si diffondono sempre più i lavori part-time a termine, e il 65% - 90% delle persone che svolgono questi lavori sono donne. Questo fenomeno ha portato benefici a breve termine, perché ha aumentato la disponibilità di occupazioni che possono essere svolte parallelamente con i lavori casalinghi, ma presenta svantaggi a lungo termine, come la diminuzione della sicurezza occupazionale, delle opportunità di avere nuove formazioni professionali e di ricevere rimborsi ed indennità. Purtroppo le donne sono più soggette ad essere esposte ad una serie di pericoli sul lavoro, più degli uomini : vengono, infatti, impiegate in industrie poco sicure e fuori da normative di legge, senza dimenticare che corrono il rischio di essere molestate e di subire violenze sul posto di lavoro.

 

L’impatto delle crisi e delle transizioni economiche

I programmi di aggiustamento strutturale, le ristrutturazioni economiche e le transizioni dalle economie centralizzate a quelle di mercato in Europa dell’est sono costate un prezzo alto sia agli uomini che alle donne. In molti Paesi in via di sviluppo gli aggiustamenti strutturali hanno eroso talmente i salari, che gli uomini sono stati costretti a migrare verso le grandi città, e se non trovano un lavoro pagato adeguatamente le donne vengono lasciate a provvedere a loro stesse e alla famiglia. Il dominio delle donne nel settore non-ufficiale è stato minato dagli uomini, sfollati o emigrati, in cerca di lavoro, riducendo, secondo le stime disponibili, sensibilmente le loro entrate.

Secondo quando riferiscono alcune donne dell’ex Unione Sovietica, in molti settori le imprese hanno licenziato innanzitutto le donne, per poi riassumerle in settore dove si percepiscono paghe più basse, per esempio nel settore tessile-manufatturiero. Gli uomini sono stati spostati i nuovi settori più redditizi, facendo cambiare lavoro alle donne che prima ricoprivano quei posti.

Così le donne, in tutto il mondo, sono le prime a beneficiare della crescita occupazionale e le prime a subire la disoccupazione. I tagli alla spesa pubblica, o nel caso dell’ex Unione Sovietica, la privatizzazione dei servizi sociali che prima erano gratuiti (per esempio le spese ambulatoriali), hanno fatto diminuire l’accesso ai servizi di importanza cruciale. Sottolineo questo perché bisogna fare attenzione a tutelare le fasce più deboli della popolazione dagli effetti di questi cambiamenti.

 

donne2.jpg (13493 byte)

 

WWFfrosinone.htm