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Associazione politico culturale
Oltre l’Occidente
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La festa del 1° Maggio: tradizione ed impegno

di Francesco Notarcola

Nella storia e nella tradizione del movimento operaio e sindacale italiano il 1° Maggio è stato sempre un giorno di festa e di lotta. Questa ricorrenza veniva puntualmente ricordata anche durante il ventennio fascista, facendo sventolare la bandiera rossa sul campanile della chiesa a San Donato Val Comino, diffondendo volantini nelle fabbriche di Isola Liri e Ceprano, organizzando assemblee clandestine nel capoluogo, a Ceccano e nei comuni del nord della Ciociaria. Dal 1944 questa festa diventò, man mano, patrimonio dei lavoratori e delle popolazioni dell’intera provincia di Frosinone, che la celebrano e la onorano con un’intensa attività, dal 25 aprile al 1° maggio, con conferenze, comizi, dibattiti, mostre di pittura, rassegne cinematografiche, preparate con cura da centinaia di quadri politici e sindacali attraverso sottoscrizioni e propaganda capillare nei luoghi di lavoro e sul territorio. Questa storia l’hanno scritta per primi gli operai di Isola Liri, di Ceprano, Atina, Ceccano, Sant’Elia Fiumerapido e si è arricchita progressivamente con il sorgere di nuovi stabilimenti insediatisi a seguito del processo di industrializzazione. Allora le Camere del Lavoro comunali, sparse in ogni angolo della provincia, erano centri di aggregazione e di cultura. Si imparava a leggere giornali e riviste, a scrivere volantini e manifesti, comunicati e giornali murali, a discutere di politica internazionale e di economia. Si mettevano a punto le rivendicazioni e le iniziative atte a conseguirle con una significativa partecipazione popolare.

La festa del lavoro è stata sempre vissuta come grande momento di incontro degli operai e dei contadini, dei coloni e dei mezzadri, dei braccianti e degli uomini di cultura, degli studenti e dei pensionati, per rinnovare l’adesione al "mutuo patto affinché il riscatto del lavoro fosse opera dei suoi figli e perché questa grande causa niun di noi vorrà tradir". Ma il 1° Maggio si intendeva anche ricordare al padrone che i lavoratori c’erano, che erano forti, che erano determinati nella volontà di lotta e nell’organizzazione; e che con loro bisognava fare i conti nella fabbrica e fuori di essa. E’ per questo che il padrone, che aveva paura del crescere delle coscienze e della cultura, ordinò al bandito Giuliano di sparare sui contadini siciliani riuniti a Portella della Ginestra proprio il 1° Maggio. E’ stato giusto ieri e lo è ancora oggi esaltare il sacrificio e l’impegno della militanza, ricordare le vittime della violenza padronale e del potere che la giustificava e sosteneva: una violenza che colpiva duro. I dirigenti politici e sindacali di sinistra venivano schedati dal Ministero degli Interni, si impediva loro l’accesso al pubblico impiego e perfino il rilascio del passaporto, venivano licenziati dagli stabilimenti del Ministero della difesa, controllati e vigilati come nemici dello Stato. La storia però insegna che l’unità dei lavoratori e la forza della loro organizzazione ha saputo battere la violenza, la repressione e la prepotenza. E dal 1° Maggio del ’44 in avanti questa festa ha celebrato per anni nuove conquiste, fra cui innanzitutto i contratti collettivi nazionali di lavoro fondati su alcuni elementi fondamentali:

  1. Diritto al lavoro a tempo indeterminato;
  2. Necessità di una giusta causa per poter licenziare il lavoratore;
  3. Contrattazione dei ritmi, dei carichi e dell’organizzazione del lavoro
  4. Abolizione delle gabbie salariali e diritto al salario anche nei periodi di malattia del lavoratore o di crisi aziendale;
  5. diritto ad avere una rappresentanza sindacale interna al luogo di lavoro.

A Ceccano si sparò sugli operai dell’Annunziata proprio perché il padrone non voleva che si eleggesse la Commissione Interna.

Si esce così, progressivamente, da una condizione di disagio sociale e culturale e si diventa protagonisti e padroni del proprio destino, anche conquistando e praticando il diritto allo studio per tutti i cittadini: bambini e adulti.

La festa più grande, in provincia, è stata sempre quella di Isola del Liri. In questo centro il 1° Maggio era sentito da ogni famiglia e da ogni cittadino. C’era la mobilitazione nelle fabbriche, ma anche l’impegno delle famiglie a viverlo come un momento di partecipazione e di democrazia. A Isola Liri i problemi della fabbrica erano i problemi di tutta la popolazione, venivano discussi nei quartieri popolari e nei consigli comunali. Di converso i problemi della città entravano nelle fabbriche e diventavano oggetto di discussione e di impegno degli operai. Questa cittadella proletaria è stata per anni centro creativo di orientamento culturale e di formazione di intere generazioni di quadri dirigenti politici e sindacali ad ogni livello. Andare alla Festa del 1° Maggio ad Isola Liri, partecipare al corteo, era punto di orgoglio dei militanti e dei lavoratori e si voleva in questo modo rendere omaggio alla maturazione politica e culturale di un’intera città.

Da qualche anno a questa parte il 1° Maggio è un giorno di festa come gli altri. Un occasione di svago e di evasione. Le tematiche del lavoro legate a questa data sono oggetto di dimenticanza. Eppure le conquiste da ricordare e da ripresentare ai giovani sono tante. Andremo come sempre al corteo di Isola Liri e ci auguriamo che vengano anche i lavoratori delle aziende in crisi, i disoccupati ed i pensionati da ogni angolo della provincia. In questa occasione vorremmo sentire, da CGIL CISL e UIL, cosa intendono fare per salvare i posti di lavoro della Schlumberger, del gruppo Scala, e di tante altre aziende; come si intendono aprire prospettive di lavoro per i 100 mila disoccupati; quali iniziative si intendono assumere per ridurre al minimo gli infortuni e difendere la salute nei luoghi di lavoro, per assicurare ai cittadini e ai pensionati un servizio sanitario efficiente ed efficace nei luoghi di cura e a domicilio. E vorremmo ancora conoscere come, nelle prossime settimane si svolgerà l’iniziativa sindacale per dare un lavoro definitivo agli LSU/LPU, posto che possono essere assunti dagli enti pubblici, come dimostrato dalla delibera adottata dal Commissario Prefettizio del comune di Cassino. Nessun sindaco, di centro-sinistra o di centro-destra ha avuto tanto coraggio, tanta capacità politica ed amministrativa. Perché da CGIL, CISL e UIL, non ci sono state richieste in tal senso? Non sarebbe male anche una riflessione critica su quella "concertazione" che ha conseguito risultati solo per i padroni. Un contributo serio ad allontanare la gente dalla politica e dalla militanza, a creare sfiducia e qualunquismo, si può dare parlando a vuoto, non affrontando e risolvendo i problemi reali che segnano, nel bene e nel male, la vita di decine di migliaia di famiglie.