Comunicato stampa Permaflex
1
La vertenza Permaflex, chiusa in fretta e in modo confuso,
va riaperta.
Questo per trovare una soluzione più adeguata alla difesa
dei posti di lavoro e degli interessi dei lavoratori in piena
coerenza con le necessità di rilancio delle attività produttive
ed economiche e del riassetto territoriale del capoluogo. Era
questo lobiettivo dellimpegno, del sacrificio e della
volontà di tutti i dipendenti Permaflex che per tanti giorni e
notti, sotto la pioggia e al freddo, hanno picchettato i cancelli
della fabbrica.
La conclusione
della vertenza ha evidenziato aspetti nuovi e preoccupanti delle
relazioni sindacali, che vanno sottolineati e valutati. Infatti
laccordo, se fosse attuato così comè, avrebbe
certamente ripercussioni negative di grande rilievo sullapparato
produttivo dellarea industriale, sulle maestranze e sul
territorio, accentuando lo sviluppo già caotico ed abnorme della
città.
Il sindacato, mentre
non dice una parola e non ha proposte ed iniziativa sul PRU, sulla
metanizzazione e sullITALCOGIM, sulla pianta organica del
comune e sui servizi, chiede il cambiamento di destinazione duso
di unarea (120 mila metri quadri) e di un immobile,
non sulla base delle esigenze di sviluppo della città, di un riequilibrio
del suo territorio e di un aumento della qualità della vita della
popolazione, ma favorendo
- oggettivamente, pur senza intenzione - la speculazione e gli
interessi dellalta finanza.
Avevamo sollecitato una presa di posizione delle forze
imprenditoriali, della piccola industria, dellartigianato,
del commercio e dellagricoltura ancora prima della conclusione
della vertenza. Salutiamo positivamente le posizioni prese, negli
ultimi giorni, da queste organizzazioni. Si
pone perciò al Sindaco di Frosinone, allAmministrazione
Provinciale, alla Regione Lazio ed alle stesse organizzazioni
sindacali, lurgenza di promuovere la riapertura del tavolo
delle trattative presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
La ITAINVEST (ex GEPI),
che ha a disposizione uningente disponibilità di risorse
finanziarie (1.500 miliardi ), può e deve intervenire per
trasformare larea Permaflex in area attrezzata, al servizio
e per il rilancio produttivo ed economico della piccola industria
e dellartigianato, così come da noi proposto da tempo. In
questo quadro deve trovare soluzione la ricollocazione dei lavoratori
che hanno perso il posto, anche rilanciando il marchio Permaflex.
Anche le vertenze sindacali, nella loro impostazione e
conclusione, hanno bisogno di idee, metodi, proposte e concetti
nuovi, perché investono la vita stessa delle città, la loro crescita
civile, la loro rispresa economica, il loro assetto urbanistico.
Il rincorrere progetti,
disegni ed interessi altrui, sacrificando a questi obiettivi le
attività della città e del suo territorio, si è dimostrato - palesemente
- fallimentare.
Sulla questione Permaflex - Conad, abbiamo già richiesto
incontri al Presidente della Commissione Industria della Camera
dei Deputati, al Presidente della Regione Lazio ed agli assessori
regionali competenti.
Il
segretario cittadino di Rifondazione Comunista
Francesco
Notarcola
Il
portavoce cittadino dei
Verdi
Americo
Rocchi
p.
ass. Oltre lOccidente
Bruno
Ciccagliene
Comunicato stampa Permaflex
1
Lunedì pomeriggio il Consiglio Comunale di Frosinone tratterà
la spinosa questione PERMAFLEX.
Da dicembre i Verdi, Rifondazione Comunista e lassociazione
Oltre lOccidente hanno spinto e sollecitato le istituzioni
per trovare una soluzione più adeguata alla difesa dei posti di
lavoro e degli interessi dei lavoratori in piena coerenza con
le necessità di rilancio delle attività produttive ed economiche
e del riassetto territoriale del capoluogo. Era questo lobiettivo
dellimpegno, del sacrificio e della volontà di tutti i dipendenti
Permaflex che per tanti giorni e notti, sotto la pioggia e al
freddo, hanno picchettato i cancelli della fabbrica.
La conclusione
della vertenza ha evidenziato aspetti nuovi e preoccupanti e nessuno
ha mai risposto agli interrogativi da noi posti, fingendo di difendere
gli interessi dei lavoratori dietro laccordo Conad-Permaflex,
che era e rimane una operazione di mera speculazione a danno della
città e degli stessi lavoratori.
In tale vertenza, i punti poco chiari sono tanti:
1) perche la ITAINVEST, pur disponendo di cospicui fondi,
non ha inteso mai intervenire con un progetto di ristrutturazione
dellarea Permaflex, contribuendo così al rilancio delloccupazione
e delleconomia?
2) perché non si vuol tenere conto che sono stati aperti
due centri commerciali e un ipermercato con gravi conseguenze
sul tessuto urbano della zona, in particolare sulla ss Monti Lepini?
3) perché non si tiene conto che i centri commerciali per
ogni posto di lavoro che creano provocano 5 disoccupati e un forte
degrado sociale?
4) perché i sindacati hanno velocemente abbandonato liniziativa
di lotta e la verifica del piano di sviluppo dello stabilimento,
pur conoscendo le intenzioni della azienda circa il rilancio del
marchio Permaflex e la forte capacità del mercato di assorbire
questi prodotti, così come gli ultimi avvenimenti hanno dimostrato?
Rifondazione comunista, i Verdi e Oltre lOccidente
chiedono:
1) che il Consiglio comunale ribadisca la sua contrarietà
al cambio di destinazione duso dellarea;
2) che il Comune, unitamente ai Consiglieri regionali,
ai parlamentari, al Presidente dellAmministrazione provinciale
ed ai Sindaci dei comuni limitrofi, si incontri con la Presidenza
del Consiglio e il Ministro dellindustria per trovare soluzioni
alternative a quella elaborata che tutelino realmente
gli interessi dei lavoratori e siano compatibili con gli interessi
economici, ambientali e territoriali della città;
3) che i commercianti facciano sentire la loro voce a difesa
dei loro interessi e di quelli della città,
mediante una serrata da attuare il giorno della convocazione
della Conferenza dei servizi.
Il segretario cittadino di Rifondazione Comunista
Francesco
Notarcola
p.
il Coordinamento cittadino dei Verdi
Amerigo
Rocchi
p.
ass. Oltre lOccidente
Bruno
Ciccaglione
Comunicato stampa contro la
guerra in Kosovo 1
Manifestazione
Provinciale
Fiaccolata
per la pace
Concentramento
venerdì 26 marzo 1999 ore 18.00 Frosinone piazza Gramsci
No
alla guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali!
Siamo di fronte allennesimo tentativo di imposizione
di una pace attraverso gli strumenti di guerra. Questa tragica
e contraddittoria politica è ormai un tratto distintivo di questa
pax americana che stiamo nellultimo decennio
vivendo.
Siamo di fronte ad
una Organizzazione delle Nazioni Unite completamente svuotata
delle sue competenze e poteri, che ha assunto il mero compito
di avallare la politica interventista a senso unico degli Stati
Uniti dAmerica attraverso gli strumenti bellici della NATO
di cui lItalia fa parte e che nelle ultime crisi recita
un ruolo primario, vista la dislocazione delle basi militari.
Siamo di fronte a
tragedie umanitarie, al coinvolgimento delle popolazioni civili
in scontri cruenti provocati
dallesplosione di beceri nazionalismi, evocati e suscitati
strumentalmente da apprendisti stregoni occidentali
ormai padroni del mondo. Le ragioni dei nazionalismi
sono mostri della ragione, da qualunque parte vengano addotte,
sia che si chiamino Grande Serbia o Grande Albania.
Il fatto tragico
è che purtroppo tali mostruosità della ragione annullano le capacità
di critica, il ruolo di opposizione politica, il pensiero altro
e positivo, la capacità di convivenza di intere popolazioni.
Siamo di fronte ad una paralisi completa del movimento
pacifista, ormai disorientato dagli scenari mondiali in continuo
mutamento, dalla mancanza di strumenti critici
che gli consentano
di prendere posizioni decise ed efficaci.
Siamo di fronte alla ennesima operazione di condizionamento
delle coscienze operata dai mezzi di comunicazione di massa in
modo sistematico: una libera formazione dellopinione pubblica
è impedita da palesi manipolazioni dellinformazione che,
attraverso lutilizzo del registro emotivo finalizzato alla
produzione di consenso verso le politiche imperialistiche americane,
non consente di individuare con chiarezza nè le vere dinamiche,
nè le reali responsabilità della situazione presente.
Gli interessi strategici degli Stati Uniti dAmerica
rischiano di far precipitare il mondo in un tragico conflitto
di cui non si possono prevedere le conseguenze, con uno scenario
alla Stranamore contro cui abbiamo il dovere di gridare
che non vogliamo
imparare ad amare la bomba!
Chiediamo
che:
-
nè
basi militari, nè armi, nè soldati italiani siano impiegati in
questo conflitto.
-
il
Governo Italiano assuma immediatamente posizione contraria ai
bombardamenti in atto.
Appuntamento
venerdì 26 marzo alle ore 18.00 presso l'Amministrazione Provinciale
di Frosinone per una fiaccolata che faccia sentire a Frosinone
la voce del dissenso rispetto a questo nuovo ordine mondiale imperialistico!
COBAS
SCUOLA Frosinone, SIN COBAS Frosinone, COMITATO DI LOTTA PER IL
LAVORO DELLA PROVINCIA di Frosinone, CGIL-SCUOLA Frosinone, WWF
Frosinone, LEGAMBIENTE Frosinone, ERBAVOGLIO Frosinone, COORD.
CITTà DEI POPOLI Frosinone, OLTRE L'OCCIDENTE Frosinone, CHIESA
EVANGELICA BATTISTA DI S.Angelo in Villa, SINISTRA VERDE, PARTITO
DEI COMUNISTI ITALIANI, FEDERAZIONE DEI VERDI, PARTITO DELLA RIFONDAZIONE
COMUNISTA
COMUNICATO
STAMPA contro la guerra in Kosovo 2 - 27 marzo 1999
FROSINONE
CONTRO LA GUERRA
Sin
da mercoledì 24 u.s.
sera, dove una trentina di rappresentanti di partiti e associazioni
cittadine hanno manifestato presentando un documento al Prefetto
sostenendo il No alla guerra come strumento di risoluzione delle
controversie internazionali!, lopinione pubblica frusinate
ha immediatamente risposto, come in tantissime altre città dItalia,
alla incredibile decisione del nostro Governo di aderire alla
guerra, ai bombardamenti della Federazione Jugoslava.
Lo
stesso Consiglio Comunale di Frosinone (maggioranza centro-sinistra)
giovedì 25 ha votato
allunanimità una mozione nella quale:
·
si
condanna la guerra come strumento di pace e il mancato coinvolgimento
dellONU;
·
sollecita
il Governo ad impegnarsi per la cessazione immediata del conlfitto
e per non utilizzare soldati e mezzi italiani;
·
inoltre
il Governo deve rivedere gli accordi NATO.
Venerdì
26 marzo
più di 200 cittadini e cittadine, dei COBAS
SCUOLA Frosinone, SIN COBAS Frosinone, COMITATO DI LOTTA PER IL
LAVORO DELLA PROVINCIA di Frosinone, CGIL-SCUOLA Frosinone, WWF
Frosinone, LEGAMBIENTE Frosinone, ERBAVOGLIO Frosinone, COORD.
CITTà DEI POPOLI Frosinone, OLTRE L'OCCIDENTE Frosinone, CHIESA
EVANGELICA BATTISTA DI S.Angelo in Villa e di Isola Liri, SINISTRA
VERDE, PARTITO DEI COMUNISTI ITALIANI, FEDERAZIONE DEI VERDI,
PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA hanno
manifestato per le vie della città il loro FERMIAMO LA GUERRA,
protestando contro la decisione del governo italiano di far parte
attivamente dei 19 paesi della NATO che hanno attaccato la Repubblica
Jugoslava con missili e bombe.
Le
associazioni, partiti, chiese, sindacati elencati invitano la
popolazione della Provincia ha continuare a protestare vivamente
contro la guerra.
Le
cittadine e i cittadini sono gli unici, in un momento di delirante
pensiero guerrafondaio, che possono con le mobilitazioni cambiare
le decisioni del nostro Governo. Riappropriamoci della democrazia!
Frosinone
27 marzo
Comunicato
stampa per il Cessate il fuoco in Kosovo
Assemblea Provinciale Straordinaria
venerdì
16 aprile alle ore 20.30 presso la sede di Erbavoglio di Frosinone
(viale Grecia 49-51)
LItalia
lavori per la pace
Ancora
una volta la guerra ha solo torti e le ragioni sono tutte dalla
parte della pace.
La
via della pace è la pace
(Martin Luther King)
Le
bombe non fermano, anzi, scatenano maggiori atrocità. Le sofferenze
di un popolo non si fermano infliggendo sofferenze ad un altro
popolo.
La
guerra nei Balcani minaccia ancora una volta di scaraventare lintera
Europa ed il mondo in un conflitto irreversibile e in una guerra
mondiale.
Per
uscire da questa terribile situazione un gruppo di associazioni
del volontariato e pacifiste della nostra provincia fa appello
a tutte le chiese, alle comunità monastiche, a tutte le confessioni
religiose, compresi i fratelli musulmani, e a tutte le organizzazioni
politiche e sociali, per un incontro volto a dare concreta voce
alle ragioni della pace attraverso lorganizzazione di iniziative
sul territorio.
Dalla
guerra si esce solo impegnandosi in un tenace ed incessante negoziato.
Ogni spiraglio, ogni segno di apertura, ogni disponibilità deve
essere sostenuta dalla partecipazione di quanti sono consapevoli
della gravità della guerra in atto.
Per
scongiurare la tragica prospettiva legata alla spirale della guerra,
per mettere fine alla guerra delle bombe e alla guerra della pulizia
etnica, per mettere fine alle sofferenze di tutte le popolazioni
dei Balcani, per riaffermare limpegno di pace dellItalia,
per intreprendere seriamente la costruzione di un nuovo ordine
mondiale pacifico e democratico fondato sul diritto internazionale
dei diritti umani, le realtà di seguito elencate, sollecitate
dalla TAVOLA DELLA PACE (il coordinamento di associazioni
che ogni due anni organizza la marcia della pace Perugia-Assisi),
che convoca per sabato 17 aprile un appello urgente per una assemblea
straordinaria per la pace e i diritti umai ad Assisi sul tema
LItalia lavori
per la pace, Vi invitano
venerdì 16 aprile alle ore 20.30 presso la sede di Erbavoglio
di Frosinone (viale Grecia 49-51) per riflettere sul tema
stesso e decidere insieme
tutte le iniziative che si ritengono necessarie per portarle
come contributo allassemblea di Assisi.
Certo
che vogliate accogliere questo accorato appello per la pace, vi
salutiamo nellattesa dellincontro.
Frosinone
14 aprile 1999
Hanno
già aderito:
WWF
Frosinone, LEGAMBIENTE Frosinone, ERBAVOGLIO Frosinone, COORD.
CITTà DEI POPOLI Frosinone, OLTRE L'OCCIDENTE Frosinone, CHIESA
EVANGELICA BATTISTA DI S.Angelo in Villa e Isola Liri, COBAS SCUOLA
Frosinone, SIN COBAS Frosinone, COMITATO DI LOTTA PER IL LAVORO
DELLA PROVINCIA di Frosinone, , SINISTRA VERDE,
FEDERAZIONE DEI VERDI, PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA
LETTERA
a Il Manifesto
L'associazione
OLTRE L'OCCIDENTE comunica che il previsto incontro con IL MANIFESTO
di venerdì 19/12/97 presso la propria sede di Frosinone non ha
avuto luogo, di comune accordo con il Manifesto, in seguito alla
comparsa di giornalisti del quotidiano (Valentino Parlato e Luigi
Pintor sul palco e altri in platea) alla trasmissione Maurizio
Costanzo Show del 18/12/97.
Il Manifesto ci aveva cercati - attraverso Ivano Di Cerbo
- per organizzare un incontro di sostegno nel suo momento di crisi,
anche perché siamo azionisti del giornale ed in altre occasioni
ci eravamo mobilitati. Avevamo inteso che non si trattasse di
una mera ricerca di aiuto economico, di una raccolta di fondi,
ma che si trattasse anche di discutere le cause politiche della
crisi ed avevamo così intitolato il pubblico dibattito Il
Manifesto e la sua crisi «di governo».
Pensavamo insomma che si trattasse di una apertura
ai movimenti - e ai lettori - per discutere sulla
natura del giornale, su quale cultura dovesse esprimere per essere
più autenticamente laboratorio di un pensiero altro.
E questo anche perché esprimere
un sostegno politico in bianco al giornale degli ultimi
mesi sarebbe stato per noi altrettanto imbarazzante quanto dare
fiducia e credibilità alla linea istituzionalista
(e del presenzialismo istituzionale a discapito di ogni altra
cosa) delle sinistre.
Ingenuamente, e sia pure in misura modestissima, ci siamo
sentiti interlocutori del giornale. Dalla squallida apparizione
televisiva al Costanzo
show - già di per sé qualificante sul tipo di interlocutori
realmente significativi per il giornale - e dalle
telefonate successive - trasparivano invece, nel contorto discorso
di Pintor, una posizione emergenzialista da un lato (stiamo
per chiudere) e la richiesta di un voto in bianco
dallaltro (del tipo vogliamo capire se ci amano ancora).
Alle nostre perplessità su questa impostazione (che peraltro escludeva
molti di noi in partenza dalla possibilità di esprimere il consenso
attraverso le 50.000 lire, visto che siamo quasi tutti disoccupati
e con 50.000 lire ci campiamo una settimana!), e comunque
mantenendo limpegno ad abbonarci ed a raccogliere fondi
sulla pura esistenza del giornale, di comune accordo
è stato deciso di annullare lincontro.
L'Associazione ha ritenuto inutile il confronto politico
che avrebbe dovuto essere di sostegno alla crisi del giornale,
poiché lapparizione televisiva di ieri - e le telefonate
successive - hanno chiarito che la crisi è affrontata solamente
nel suo aspetto economico (il dominio delleconomia!).
La scelta di diventare merce televisiva in un panorama
dellinformazione, dominato dal pensiero unico che ingloba
tutto, per l'Associazione è stata chiarificatrice di tutti i dubbi
sulla posizione politica che il quotidiano aveva assunto negli
ultimi mesi.
Riteniamo che non
assumere una posizione critica nei confronti dei mezzi di comunicazione
come la televisione in generale, per di più in un panorama come
quello italiano dove la TV è dominata da privati (che hanno anche
degli interessi nella politica istituzionale), ed infine addirittura
parteciparvi nelle forme e nei modi voluti dagli organizzatori
televisivi, siano sintomi chiarificatori di quanto il dibattito
politico su che cosa sia sinistra, su quali valori e modelli essa
si fondi e con quali mezzi essa debba costruire una nuova socialità
sia veramente in alto mare.
Criticare il potere e poi avvalersi dei suoi mezzi nei
momenti decisivi per progetti politici altri ci sembra sintomo
di una schizofrenia che ormai a sinistra è diventata normalità
e modo per inglobare meno dolorosamente tutti nel progetto della
società del pensiero unico.
Tanti possono essere gli esempi di come la nostra riflessione
abbia clamorosamente messo da parte tutto il tragitto precedente
che intellettuali, studiosi, attivisti, protagonisti, scrittori
hanno portato avanti almeno dalla fine della seconda guerra mondiale,
ma uno basta a sottolineare la differenza che si ha nell'osservare
la realtà che ci circonda:
A Costanzo
Idiota!
Cercarmi
dei seguaci, inventarmi una cerchia?
Io
non credo nell'esistenza del tuo mondo,
dove
si cercano seguaci
dove
si inventano cerchie.
Sei
un cadavere e mi credi con te in una tomba.
P.P.
Pasolini (La
religione del mio
tempo)
Il
giorno 19/12/97 organizzata dall'ass. Oltre l'Occidente si è
svolta, presso i locali di via Garibaldi 24, una
assemblea aperta per discutere sulla crisi del quotidiano Il
Manifesto. Gli invitati, facenti parti delle redazioni del
giornale, previo comune accordo, non erano presenti.
Paolo
Iafrate, per conto dell'ass. Oltre l'Occidente, dopo la lettura
del volantino che motiva la decisione di non tenere più un confronto
politico con i giornalisti del giornale apre al dibattito.
Questi gli interventi.
-
Non ci si può meravigliare della scelta del quotidiano di partecipare
al Maurizio Costanzo Show.
La stessa scelta di farsi pagare L.50.000 per una copia va nella
stessa direzione, cioè quella di fare una operazione di carattere
esclusivamente commerciale.
-
La crisi è politica. Tutti i giornali della sinistra sono in crisi.
Il Manifesto non rappresenta l'eccezione. Il voto politico che
Pintor ha chiesto non coincide con la forma di partecipazione
democratica che chiedeva il "voto" con L.50.000. Perché
si sa che il Manifesto è comprato nella stragrande maggioranza
da un ceto che può permettersi tale cifra. Gli altri? Contano
negli altri giorni, forse...
-
C'è una crisi politica più ampia nel panorama italiano. Evidentemente
la controinformazione fornita da alcuni quotidiani non serve all'informazione
in un sistema bipolare politico-istituzionale che porta inevitabilmente
al servilismo, o almeno alla politica del meno-peggio. In questa
ottica la controinformazione del Manifesto viene a non essere
utile allo schieramento bipolare che cerca di inglobare tutto
nella dinamica politica esistente.
-
La crisi è dell'informazione. La chiusura del giornale non addolorerebbe
più di tanto. Il Manifesto non fa controinformazione.
L'informazione parte dal sociale e deve avere dei referenti
sociali. C'è una crisi di rappresentanza ed è lì che bisogna preoccuparsi
per costruire anche un sistema di informazione altro. Ma come
fare, soprattutto economicamente?
-
Si avverte una crisi nel giornale. Lo si avverte epidermicamente.
La lettura è diventata da qualche mese inerziale. Spesso si compra
il giornale e ormai non lo si legge più. Si sottolinea l'operazione
"fraudolenta" sull'ultima crisi di governo. Una informazione
che non ha tenuto conto di documentazione ufficiale pur di difendere
il "governo". Che ha addirittura occultato le lettere
di critica alla posizione del giornale per pubblicarle qualche
giorno dopo, a crisi "rimessa".
-
Molti non comprano più il giornale (in sala almeno la metà delle
persone ha abbandonato l'acquisto del giornale da un anno a questa
parte). E' diventato un giornale come gli altri. Si possono sottolineare
le pubblicità che il Manifesto propaganda: quella dell'automobile
con Gandhi è di per sé esemplificativa. Come fa un giornale come
il Manifesto a pubblicare certe pubblicità? Poi non parliamo di
Benetton... Forse sarebbe stato meglio confrontarsi "fisicamente",
insomma se ci fosse stato il confronto. Le pagine culturali sono
letteralmente ridicole, spesso senza senso, ma soprattutto sembrano
scollegate da una valutazione politica dell'esistente. La "critica
cinematografica" ad esempio è insufficiente e bisogna servirsi
di altri quotidiani che sembrano più avveduti. Boxer è inutile
e reazionario. Meglio chiuderlo. Il Manifesto uscirà dalla crisi
utilizzando i soldi ad hoc dello stato, proprio come Radio Radicale...
-
Il lettore dovrebbe partecipare più attivamente al dibattito del
giornale. Come è stata decisa la partecipazione al Maurizio Costanzo
Show?
-
Il giornale è da qualche tempo un prodotto che usa la logica pubblicitaria,
che si autopromuove non con delle "prime pagine" ma
con vere e proprie "copertine". Quasi si è consapevoli
che è importante soprattutto l'effetto d'impatto. La sostanza
viene dopo. Le tecniche di pubblicità sono quelle usate e questo
certo non fa onore al giornale che invece spesso ospita critici
del modello impresa adottato in tutte le espressioni della nostra
esistenza.
-
Non ci si dovrebbe meravigliare delle "modalità" del
Manifesto. Il giornale ha già fatto varie campagne di raccolta
soldi. La stessa trasformazione in SPA è stato un segnale chiaro.
Molti piccoli azionisti che controllassero il giornale. Ma quanto
hanno capito gli azionisti sull'operazione fatta? E adesso che
la trasformazione in SPA non è più sufficiente ci dovrebbero pensare
gli azionisti?
A
conclusione della giornata, a cui hanno preso parte circa 30 persone,
si decide di effettuare un abbonamento a nome dell'ass. Oltre
l'Occidente con contribuzione libera di soci e non.
SOLIDARIETA' AI LAVORATORI DELLA
PERMAFLEX
I
lavoratori della Permaflex
stanno lottando per difendere il loro posto di lavoro nell'interesse
dell'intera città e dello sviluppo economico ed occupazionale
di tutta la Ciociaria, per mantenere il marchio Permaflex a Frosinone
e per impedire che il loro stabilimento venga inghiottito dalla
speculazione e trasformato in un centro commerciale.
Per
avere successo, per vincere, essi hanno bisogno dell'impegno di
solidarietà, della mobilitazione e del sostegno di tutti i lavoratori
occupati e disoccupati, dei cittadini, e degli altri settori produttivi.
Per
decidere cosa fare vi invitiamo ad una RIUNIONE
DI SOLIDARIETA' con i lavoratori della Permaflex che si terrà
presso i cancelli dello stabilimento MERCOLEDI'
29 OTTOBRE ALLE ORE 16.30.
OCCORRE
L'UNITA' DI TUTTI
per
dire:
NO
alla chiusura delle aziende;
NO
ai licenziamenti e alla mobilità;
NO
agli insediamenti dei centri commerciali sulle aree destinate
agli
insediamenti produttivi industriali (mentre si procede
ad espropriare
altri terreni ai contadini per nuovi insediamenti);
NO
alla speculazione a danno dei lavoratori e dei disoccupati.
Un
appello particolare vogliamo rivolgere alle forze culturali, ai
giovani, agli studenti affinché facciano sentire la loro voce
e diano il loro contributo per
intraprendere azioni di resistenza e rilancio della lotta in difesa
dell'occupazione e dei diritti sociali.
ARRIVEDERCI
DAVANTI AI CANCELLI DELLA
PERMAFLEX
Partito
della Rifondazione Comunista - Circolo di Frosinone
Federazione
provinciale dei Verdi - Sezione di Frosinone
Associazione
culturale Oltre l'Occidente Frosinone
Lettera
aperta, Frosinone, venerdì 9 gennaio 1998
NO
AI CENTRI COMMERCIALI
Alla
c.a. di
Assessori
e Consiglieri Regionali della Provincia di Frosinone
Sig.
De Angelis
Sig.
Federico
Sig.ra
Formisano
Sig.ra
Padovano
Sig.
Pizzutelli
Alle
Associazioni dei Commercianti
Signori/e,
Il
Partito della Rifondazione
Comunista, la
Federazione provinciale dei Verdi,
lassociazione cittadina Oltre
lOccidente,
constatato
che nel comune capoluogo e nel territorio dei comuni limitrofi
sono in costruzione Centri
Commerciali di notevoli dimensioni, anche in aree e complessi
già sede di insediamenti produttivi;
che nel PRU sono ancora
previsti 30 supermercati e 24 centri direzionali oltre a quelli
in costruzione;
che la CONAD ha avanzato
la proposta per rilevare
larea industriale tuttora occupata dalla produzione
della Permaflex;
evidenziato
come
la speculazione stia affermandosi
a danno dellintera collettività, con gravi ripercussioni
sullassetto del territorio e sullambiente. Tale situazione
accelera il degrado dei centri storici e dei quartieri, condanna
alla chiusura centinaia di piccole attività e getta sul lastrico
centinaia di operatori del settore con le loro famiglie.
A tal fine e in occasione del Consiglio Regionale del 14
gennaio c.a. nel cui ordine del giorno è prevista la discussione
del piano regionale della grande distribuzione e dellincontro
del 15 c.m. al Consiglio dei Ministri del caso Permaflex, le forze
politiche succitate La invitano Lunedì
12 gennaio c.a. alle ore 11.00 presso i locali dellass.
Oltre lOccidente in Frosinone, via
Garibaldi 24, ad un incontro allo scopo di discutere le seguenti
questioni,
-
che la Legge Regionale
per la disciplina del commercio
1.
assicuri, nel rispetto
del principio della libera concorrenza, lo
sviluppo delle diverse tipologie produttive, privilegiando
limpresa familiare;
2.
valorizzi la funzione
ed il ruolo dellattività commerciale familiare, con
lo scopo di riqualificare il tessuto urbano al fine di ricostituire
un ambiente idoneo allo sviluppo del commercio e delle attività
sociali finalizzate al miglioramento della qualità della vita;
3.
salvaguardi i centri storici,
fermando il processo di espulsione delle attività commerciali
e artigianali più minute e favorendo altri insdiamenti della stessa
tipologia nel rispetto dei vincoli artistici e ambientali;
4.
vincoli luso del
territorio per linsediamento dei nuovi esercizi commerciali
al più rigoroso rispetto delle norme urbanistiche, edilizie ed
ambientali. In questo quadro
non va cambiata la destinazione duso delle aree richieste.
Le aree destinate agli insediamenti produttivi industriali e non,
nonché le aree degli insediamenti produttivi dismessi, devono
comunque rimanere tali;
5. impedisca la costituzione di monopoli di fatto
mediante la diffusione di megastrutture che schicciano la piccola
distribuzione e pongono il controllo del mercato in mano a
pochi gruppi;
6. non contribuisca alla disgregazione del tessuto sociale
incentivando iniziative, quali la creazione di nuovi centri commerciali,
che, come lesperienza in altre realtà insegna, creano
nuova disoccupazione;
7. introduca una moratoria di tre anni
nella concessione di licenze per la grande distribuzione (cosi
come prevede la proposta di legge nazionale) con lintento
di verificare la situazione attuale e pianificare
con criterio la futura disciplina del commercio.
Sicuri dellaccoglimento di tale invito, si saluta
cordialmente.
Comunicato stampa,
Frosinone 13 novembre 1999
Scuole al cinema Nestor
Al
Provveditore agli Studi
All'Assessore
alla Cultura del Comune di Frosinone
Alla
Stampa
Che
il cinema sia uno strumento formativo è indubbio. Che proiettare
film consenta incassi elevati, anche se non sempre, è una realtà.
Questa
lezione l'ha imparata bene il proprietario del cinema Nestor di
Frosinone, che anche quest'anno proietterà i film ai ragazzi delle
scuole di ogni ordine e grado per il progetto scolastico "Cinema
al Cinema" patrocinato dal provveditorato agli studi in collaborazione
con l'Assessorato alla cultura, con l'Associazione Italiana per
le Ricerche di Storia del Cinema, con l'ANCID e la FNAC.
Il
fatto che questa "operazione" porti un netto guadagno
al Nestor è palese: basta
moltiplicare le 60.000 presenze dello scorso anno per le
4.000 lire del prezzo del biglietto (che pagano i ragazzi).
Che
questa sia anche una attività educativa, formativa e culturale
abbiamo delle grosse peplessità.
Cosa significa arricchire il proprio patrimonio culturale
quando alla visione di un film partecipa una platea di più di
500-600, se non di più, ragazzi alla volta? Il cinema non è l'unico
posto dove assistere ad un film, soprattutto se stipati gli uni
su gli altri.
Il
cinema diventa Cultura quando la visione di un film non è fine
a se stessa ma è preceduta da una presentazione e seguita da un
dibattito. E soprattutto la cosa più importante non è riempire
l'intero cinema, ma offrire ai ragazzi un ambiente a misura d'uomo
che consenta un dialogo tra chi propone il film e il pubblico.
Cultura significa offrire un luogo sempre aperto dove poter vedere
film con regolarità tutto
l'anno. Significa sceglierli non tra le ultime uscite di cassetta,
facendo assomigliare il luogo ad un supermercato della cultura
consumista, ma secondo obiettivi educativo/formativi ben precisi
e discussi collegialmente. Ci si può chiedere anche se i ragazzi
capiranno che quel film è, secondo le intenzioni, Cultura. O forse
potrebbero scambiarlo con uno dei tanti altri film di cassetta
esposti sullo scaffale di quel supermercato che è diventato il
Nestor, dove si entra, si paga, si consuma e si esce. Ma di più.
C'è la pubblicità durante i film? In caso affermativo bisogna
chiedersi se i ragazzi in orario scolastico debbano sorbirsi lo
spot relativo a questo o quel prodotto. O anche questa è Cultura?
Certo, chi amministra il cinema Nestor lavorerà sodo per
far seguire la proiezione alle centinaia di ragazzi contemporaneamente
presenti in sala. Qualche maligno potrebbe pensare che si stia
spacciando per Cultura quella che non è altro che una bassa operazione
commerciale. Potremmo mai pensare che il comune di Frosinone (e
il Provveditorato!) sia complice e incentivi tutto ciò?
Eppure
se si pensa ai famosi pacchetti estivi in cui al Nestor viene
elargita una cospicua somma per la proiezione di film di cassetta
all'aperto (solitamente seconde visioni)
Se non vogliamo
scomodare la Cultura, allora potremmo chiederci cosa ha lasciato
sul territorio tanta grazia che il Comune dona. Nulla.
Non
ci sono sale comunali dove si fa Cultura con continuità. Per il
cinema c'è il monopolio. Per la musica la cortesia delle parrocchie.
Per le mostre artistiche una sala nascosta. Ma quante sale giochi
ci sono anche in pieno centro!
E
per le associazioni comunque presenti sul territorio cosa c'è?
L'ultimo
progetto presentato unitariamente dalle associazioni frusinati
è andato perduto, sì perduto, tra le scartoffie del Comune per
la seconda volta. La prima volta si era perduto nella precedente
giunta. In questo senso non c'è soluzione di continuità tra destra/reazionaria
(Fanelli) e la destra/tecnicista (Marzi).
Se le nostre istituzioni pensano che il progetto "Cinema
al cinema" sia cultura allora devono finanziarlo completamente
e non farlo pagare agli studenti.
Se
ciò per loro non è possibile allora prendessero accordi per proiezioni
pomeridiane e non mattutine e non confondessero operazioni commerciali
con Cultura.
1°
Maggio 2000: una giornata di lotta CONTRO I REFERENDUM ANTISOCIALI
Si
sentiva davvero il bisogno di riappropriarsi del 1° Maggio. I
sindacati della Triade
non fanno altro, da anni, che abbandonare o stravolgere i tradizionali
terreni di lotta. Questa progressiva ritirata avviene sempre di
più nella rappresentanza degli interessi dei lavoratori, ed avviene
anche sul piano simbolico, proprio mentre sul mondo del lavoro
rischia di abbattersi la scure dei referendum antisociali.
L'abolizione
dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori significa né più
e né meno che l'immediato licenziamento di chiunque tenti di affermare
i propri diritti di lavoratore nel proprio posto di lavoro.
La
libertà di licenziare. Questo si intende quando si parla di flessibilità.
I referendum radicali, fatti propri ufficialmente dalla Confindustria,
infatti, non sono che il completamento - il colpo finale, appunto
- di un processo di smantellamento dei diritti conquistati con
lotte di decenni. Un processo che si è sviluppato attraverso una
cogestione delle sue fasi cui partecipano in modo ormai irrecuperabile
CGIL, CISL e UIL. La flessibilità del mercato del lavoro è quasi
totale: contratti a tempo, atipici, con forti limitazioni
dei diritti, retribuzioni più basse, lavoro interinale, minore
tutela contributiva, si traducono solo in una maggiore ricattabilità
per tutti i giovani che entrano nel mondo del lavoro. La flessibilità
in uscita, la libertà di licenziare, per liberarsi di tutti quei
lavoratori che ancora beneficiano di alcuni dei diritti conquistati
con le lotte del passato, e sostituirli con lavoratori privi di
tutele, è la posta in gioco.
La
manifestazione di oggi, che ha unito insieme il sindacalismo di
base agli immigrati, i centri sociali e i gruppi pacifisti, dà
una risposta unitaria e delinea una possibile strategia di azione
comune, tanto più che essa assumeva anche un carattere internazionalista,
dato che, sulla scia di Seattle,
in moltissime altre città del mondo questa giornata è stata
celebrata attraverso momenti di lotta di un embrionale movimento
sovranazionale. Questo movimento ha dovuto scontrarsi con la propaganda
di Stato e dovrà farlo sempre di più, ma questo movimento, se
saprà darsi una vitalità, nasce certo consapevole della asprezza
dello scontro.
Associazione
politico-culturale
"Oltre l'Occidente"
Per una alternativa allo sviluppo