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Associazione politico culturale
Oltre l’Occidente
Per una alternativa allo sviluppo
P.zza A. Paleario 7
03100, Frosinone
ccp 10687036

Di seguito si propongono una serie di volantoni curati dal partito della Rifondazione Comunista di Frosinone

in collaborazione con l’associazione Oltre l’Occidente pubblicati durante tutto il mese precedente le elezioni comunali di maggio 1998:

 

 

TENTACOLI SULLA CITTA’

DIGNITA’ E LAVORO

 

 

TENTACOLI SULLA CITTÀ

1.    PREMESSA

2.    I CENTRI COMMERCIALI SI ABBATTONO SU FROSINONE

3.   IL PROGRAMMA DI RIQUALIFICAZIONE URBANA: LA CITTÀ CHE CI VOGLIONO IMPORRE

 

 

1. PREMESSA

Dalla lettura di questo foglio emergerà chiaramente a tutti quale massa di interessi sia realmente in gioco in questa campagna elettorale: nei prossimi anni si deciderà come sarà fisicamente la città di Frosinone. Alla luce di questa consapevolezza, vanno esaminate le storie e le proposte specifiche delle coalizioni che si contendono la presa del comune, da cui Rifondazione Comunista non poteva che stare fuori:

PERLINI: A proposito dei centri commerciali ha detto che “non possiamo fermare il progresso!”. Progresso sarebbe dunque la chiusura dei piccoli esercizi commerciali? Progresso sarebbe favorire gli interessi forti e quelli della grande distribuzione? Progresso sarebbe distruggere il tessuto sociale cittadino? D’altra parte se oggi aprono i primi centri commerciali lo si deve alla amministrazione di destra uscente che sostiene Perlini (Forza Italia, Alleanza Nazionale, CCD): “non fermiamo questo andazzo!”. Era fra gli amministratori all’epoca della nascita della questione Italcogim.

PIACENTINI: E’ stato assessore all’urbanistica della giunta Fanelli, ed è dunque uno dei massimi responsabili dell’assetto che al territorio si sta dando oggi con i centri commerciali, i centri direzionali  e con il Programma di Riqualificazione Urbana. Vuole, naturalmente, riprendere un discorso interrotto a metà.

OTTAVIANI: Anche Ottaviani è stato un fervente - quanto incostante - sostenitore di alcune delle giunte Fanelli. Su un punto era fermamente compatto sulle posizioni del Sindaco e della maggioranza di destra: il Programma di Riqualificazione Urbana, la “grande occasione” di ridisegnare la città senza passare per il Piano Regolatore è stato il grande momento di “unità” all’interno della maggioranza di destra, con qualche “apparentamento” nella sedicente opposizione.

MARZI: E’ sostenuto, oltre che da una parte rilevante dei “vecchi leoni” democristiani o “pentapartitici” che ci hanno regalato la città di oggi (forse per “par condicio” a ogni candidato spetta una fetta di riciclati, ma qui la par condicio sembra violata in eccesso), da figure emergenti, che sui centri commerciali hanno forse idee più chiare per “fare meglio” degli altri... Spicca il sostegno a Marzi del sindaco uscente Paolo Fanelli, il più diretto responsabile del Programma di Riqualificazione Urbana e della fioritura dei centri commerciali a Frosinone. Altra questione spinosa, per il cemtrosinistra-Ulivo(?), sarà, date le responsabilità del passato che danno forza all’alleanza, la questione Italcogim, su cui indagare troppo, o prendere posizioni chiare, potrebbe essere sconveniente.

 


2.  I CENTRI COMMERCIALI SI ABBATTONO SU FROSINONE

Perché a Bologna, con 500.000 abitanti ci sono solo 4 centri commerciali ed a Frosinone, con 47.000 abitanti, se ne prevedono molti di più?

MA QUALE MERCATO AVRANNO I CENTRI COMMERCIALI IN UN QUADRO OCCUPAZIONALE CHE TENDE ANCORA A PEGGIORARE E NELLA CRISI ATTUALE?

SI TRATTA EFFETTIVAMENTE DI ATTIVITÀ COMMERCIALI O DI SEMPLICE E MOMENTANEA SPECULAZIONE?

I CENTRI COMMERCIALI NON PORTERANNO OCCUPAZIONE!

L’ESPERIENZA EUROPEA E ANCHE ITALIANA DIMOSTRA CHE PER OGNI POSTO DI LAVORO CREATO NEI CENTRI COMMERCIALI SE NE PERDONO 5 A CAUSA DELLA CHIUSURA DELLE PICCOLE ATTIVITà.

Evidenziamo come la speculazione stia affermandosi a danno dell’intera collettività, con gravi ripercussioni sull’assetto del territorio e sull’ambiente:

·     Nel comune capoluogo e nel territorio dei comuni limitrofi sono in costruzione ed  apertura Centri Commerciali di notevoli dimensioni, anche in aree e complessi già sede di insediamenti produttivi;

·     Nel Programma di Riqualificazione Urbana sono ancora previsti 30 supermercati e 24 centri direzionali oltre a quelli in costruzione;

·     la CONAD ha avanzato la proposta per rilevare l’area della Permaflex, cui si contrappone ora la proposta Rufa (analoga)

·     Nessun aiuto all’occupazione arriverà dai centri commerciali, che portano alla chiusura dei piccoli esercizi commerciali e che tentano addirittura di sostituire gli insediamenti industriali

Tale situazione accelera il degrado dei centri storici e dei quartieri, condanna alla chiusura centinaia di piccole attività e getta sul lastrico centinaia di operatori del settore con le loro famiglie.

E’ INDISPENSABILE E VITALE PER LA CITTà E PER IL FUTURO I TUTTI I CITTADINI FERMARE QUESTI DISEGNI COMUNI AL CENTRODESTRA E AL CENTROSINISTRA-ULIVO(?)

Lo sviluppo delle piccole attività commerciali e artigianali è decisivo per l’occupazione, per un nuovo assetto della città, per la vivibilità e per la sicurezza dei cittadini

 

Il Partito della Rifondazione Comunista propone:

·     di bloccare l’insediamento di nuovi centri commerciali nel capoluogo e nei comuni vicini

·     di assicurare, nel rispetto del principio della libera concorrenza, lo sviluppo delle diverse tipologie produttive, privilegiando l’impresa familiare;

·     di valorizzare la funzione ed il ruolo dell’attività commerciale familiare, con lo scopo di riqualificare il tessuto urbano al fine di ricostituire un ambiente idoneo allo sviluppo del commercio e delle attività sociali finalizzate al miglioramento della qualità della vita;

·     di salvaguardare i centri storici, fermando il processo di espulsione delle attività commerciali e artigianali più minute e favorendo altri insediamenti della stessa tipologia nel rispetto dei vincoli artistici e ambientali, attraverso agevolazioni fiscali e tariffarie di competenza del comune;

·     di agevolare l’avvio di nuove attività concordando con le società fornitrici di servizi (Enel, Telecom ecc.) una riduzione tariffaria e stipulando convenzioni con i proprietari di immobili per promuovere la ristrutturazione dei locali e canoni di affitto più sostenibili;

·     di vincolare l’uso del territorio per l’insediamento dei nuovi esercizi commerciali al più rigoroso rispetto delle norme urbanistiche, edilizie ed ambientali. In questo quadro non va cambiata la destinazione d’uso delle aree richieste. Le aree destinate agli insediamenti produttivi industriali e non, nonché le aree degli insediamenti produttivi dismessi, devono comunque rimanere tali;

·     di impedire la costituzione di monopoli di fatto mediante la diffusione di megastrutture che schiacciano la piccola distribuzione e pongono il controllo del mercato in mano a pochi gruppi;

·     di fermare la disgregazione del tessuto sociale bloccando iniziative, quali la creazione di nuovi centri commerciali, che, come l’esperienza in altre realtà insegna, creano nuova disoccupazione;

 

3. IL PROGRAMMA DI RIQUALIFICAZIONE URBANA: LA CITTÀ CHE CI VOGLIONO IMPORRE

COM’È NOTO IL PROGRAMMA DI RIQUALIFICAZIONE URBANA PREVEDE UNA NUOVA COLATA DI CEMENTO DI 700.000 METRI CUBI, CON 24 CENTRI DIREZIONALI E 30 SUPERMERCATI.

Perlini ha gia deciso di cementificare la città con una colata di 700.000 metri cubi.

NESSUN PROGETTO PREVISTO DAL PROGRAMMA DI RIQUALIFICAZIONE URBANA INTERESSA IL CENTRO STORICO, LA PARTE DELLA CITTÀ CHE AVREBBE MAGGIORE BISOGNO DI “RIQUALIFICAZIONE”

La città di Frosinone si è sviluppata nel corso dei decenni passati senza razionalità né programmazione. L’uso del territorio è stato finalizzato alla speculazione edilizia ed al saccheggio.

Il Programma di riqualificazione urbana (Programma di Riqualificazione Urbana) assesta un colpo mortale al tessuto urbano e compromette definitivamente ogni tentativo e possibilità di recupero ambientale.

È noto, inoltre , che 5 progetti si accaparrano il 50% dei metri cubi e che per alcuni progetti presentati vi è conflitto d’interesse per una parte non trascurabile (e trasversale) dei Consiglieri Comunali uscenti. Infatti l’approvazione dei singoli progetti in consiglio comunale avveniva più o meno in questo modo: “si vota il progetto a me caro e dunque, per conflitto d’interesse, non posso partecipare alla votazione e abbandono l’aula. Ma possono - legalmente - votarlo e sostenerlo tutti gli altri interessati”

A tutto ciò si devono aggiungere i centri commerciali e direzionali già in costruzione, in apertura ed in previsione (vedi CONAD), le lottizzazioni realizzate, quelle in corso e quelle richieste, e quant’altro.

Il Programma di Riqualificazione Urbana, così come è stato concepito dall’amministrazione di destra uscente, calato nel quadro urbanistico che conosciamo, evidenzia il consolidamento del ruolo primario della speculazione e, nella più benevola delle ipotesi, l’incapacità della maggioranza di destra uscente a ripensare un assetto moderno del Capoluogo e del suo territorio, che consenta alla città di assolvere a quel ruolo guida che le compete nell’ambito della provincia ed in costante rapporto con l’Ente Regione e con Roma Capitale.

Un Programma di Riqualificazione Urbana che tenga presente le reali esigenze di crescita della città, per determinare un miglioramento della qualità della vita ed un ambiente vivibile con servizi efficienti ed efficaci, deve obbligatoriamente partire da un rilancio del centro storico e della sua immediata periferia. In questa parte importante del territorio comunale giacciono abbandonati alcuni edifici di rilevanti dimensioni, in cui avevano sede il carcere, il distretto militare, il dispensario; prossimamente, con la realizzazione di nuove opere, qualcuna delle quali già in costruzione, verranno abbandonati lo stadio, il Tribunale, l’ospedale. Inoltre, secondo le dichiarazioni degli amministratori uscenti, dovrebbero essere costruiti edifici pubblici con soldi privati, nella parte bassa della città, per ospitare le nuove sedi della Questura, della Polstrada, della Guardia di Finanza, degli Uffici Finanziari, delle Poste ecc. ecc.

Se questo progetto vedesse la luce il centro storico verrebbe irrimediabilmente condannato a trasformarsi in deserto.

Nell’epoca moderna il denaro pubblico non può essere sperperato, anche perché la crisi economica ed il bilancio dello stato non lo permettono. Neppure è giusto usare denaro pubblico per creare zone di degrado e di abbandono.

È più attuale, più giusto e più adeguato dal punto di vista economico, politico e della vita della città, pensare, mentre si progettano nuove opere destinate ad ospitare attività pubbliche che già hanno una sede, che tecnici ed amministratori prevedano l’uso e la destinazione per i vecchi edifici con progetti di ristrutturazione, da approvare e finanziare contemporaneamente alle nuove opere.

La città di Frosinone ha bisogno di collocare tante attività pubbliche e ha necessità di ridisegnare il suo sviluppo  ed il suo divenire quotidiano in armonia con le attività produttive, perseguendo l’equilibrio del suo territorio.

IL PROGRAMMA DI RIQUALIFICAZIONE URBANA COSÌ COM’È DEVE ESSERE BLOCCATO PERCHÉ RAPPRESENTEREBBE UNA IATTURA PER L’INTERA CITTADINANZA. IL PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA OPERERà AFFINCHÉ LA DISCUSSIONE ESCA DAL CONSIGLIO COMUNALE E POSSANO DECIDERE I CITTADINI.

Rifondazione Comunista fa appello alle forze culturali e a tutte le espressioni organizzate, rappresentate dalle varie attività associative, affinché da oggi e per il futuro giochino un ruolo da protagonisti con la promozione di iniziative su questi temi per fermare l’assalto alla città.

Ci auguriamo un proliferare delle iniziative ed una crescita della partecipazione dei cittadini. È questo il modo più giusto per dare risposte adeguate ai problemi che abbiamo e salvare il futuro della nostra città.

Scorrendo l’elenco nominativo di coloro che hanno presentato i progetti, il Programma di Riqualificazione Urbana si presenta come un insieme di esigenze e di interessi privati calati sul territorio senza tenere in alcuna considerazione le esigenze di crescita dei servizi, del verde attrezzato, delle richieste di attività culturali, di spazi crescenti da destinare alle multiformi attività cittadine che già si esprimono spontaneamente e che non trovano alimento e supporto nell’iniziativa e nel governo della pubblica amministrazione.

Perlini, Marzi e Piacentini dimostrano grande miopia politica quando dichiarano di voler attuare il Programma di Riqualificazione Urbana, così come lasciato in eredità dalla destra (Forza Italia, Alleanza Nazionale, CCD, CDU). Esso prevede, come è noto il cambiamento della destinazione d’uso di aree importanti, altri centri commerciali, lottizzazioni ecc.

Questo metodo, seguito nel passato per il processo di industrializzazione, ha dato risultati fallimentari malgrado gli altissimi costi sostenuti. Questa esperienza non può e non deve essere ripetuta.


 

DIGNITA’ E LAVORO

 

Gli approcci alla questione del lavoro non possono che essere gli stessi per tutti i candidati da Marzi a Villa, poiché è lo stesso il principio di fondo a cui si ispirano: liberismo, privatizzazione dei servizi essenziali, assistenza alle imprese, taglio dei salari (la famosa “flessibilità”), libertà senza freni al mercato, cementificazione.

Perlini

I lavoratori conoscono Perlini: si tratta di uno dei 7 avvocati della Fiat (con le sue ramificazioni nei vari settori). Lo conoscono perché se lo trovano spesso di fronte nelle cause contro il padronato in cui tentano di difendere i propri diritti, il proprio salario, il proprio posto di lavoro: sentirlo dire che si dedicherà alla occupazione fa accapponare la pelle. Punta, com'è noto, sulla Riqualificazione Urbana (la cementificazione della città in deroga al piano regolatore) con cui ha promesso 4500 posti di lavoro, sui centri commerciali (che distruggeranno le piccole attività e il centro storico: l’esperienza europea e anche italiana dimostra che per ogni posto di lavoro creato nei centri commerciali se ne perdono 5 a causa della chiusura delle piccole attività) e sul Giubileo (che si profila come la grande illusione, così come è stata l'Alta Velocità).

Che Perlini faccia gli interessi dei padroni sembra ovvio a tutti.

Marzi

Ciò che per Perlini è la conseguenza diretta della propria vita professionale, difendere gli interessi dei padroni contro quelli dei lavoratori, per Marzi è una scelta ideologica di recente acquisizione. Sceglie la centralità dell’impresa e del mercato perché è convinto, fideisticamente, di avere ragione. Un unico imperativo: competere. In questa logica gli esseri umani diventano “luoghi di sfruttamnteo”, da mettere a frutto quando servono. E’ il portavoce più autorevole di una privatizzazione “morbida” (affidata alle cooperative) dei servizi essenziali.

Piacentini

Alto funzionario della Banca della Ciociaria, assessore all'urbanistica della giunta Fanelli, sul problema dell'occupazione dice esattamente le stesse cose di Perlini, in maniera solo meno eclatante.

Ottaviani

Ha recentemente aderito a Rinnovamento Italiano (il partito di Dini). Con questa scelta ha chiarito molti equivoci: Dini è l’uomo del Fondo Monetario Internazionale in Italia. Le politiche che esso impone sono: privatizzazione integrale, libertà senza vincoli per le imprese, riduzione dei “costosi” diritti sociali e previdenziali, economia orientata non al soddisfacimento dei bisogni della popolazione, ma orientata al mercato internazionale. Ottaviani, infatti, non a caso è stato il più esplicito nel dire chiaramente quello che anche tutti gli altri pensano: il "lavoro" che lui propone sarà da 800.000 lire al mese, magari come socio in qualche cooperativa che ha ottenuto in appalto servizi comunali.

 

1. Considerazioni preliminari

LO SVILUPPO NON PRODUCE PIÙ OCCUPAZIONE, anzi, con l'innovazione tecnologica e la libertà di trasferire all'estero e frammentare le industrie, questo sviluppo produce disoccupazione.

Affrontare questo problema attraverso la flessibilità salariale dei contratti d'area, dei patti territoriali ecc. - peggiori delle vecchie gabbie salariali - significa accettare che il Sud d'Italia si trasformi in un'area sottosviluppata con salari più vicini a quelli della Corea o di Singapore, al solo fine di permettere alle imprese di competere con le imprese di quei paesi. Già si sente, sulle industrie di Frosinone, il peso dei contratti d'area di Crotone: altre industrie chiuderanno perché perdono le commesse che ora vanno alle imprese di Crotone. Così tra qualche mese si proporrà - in una drammatica rincorsa al ribasso - di tagliare il salario in maniera altrettanto consistente anche qui.

Se i cittadini pensano che la soluzione del dramma occupazionale possa arrivare senza mobilitazioni, senza lotta, attraverso la semplice delega del voto, sarà difficile ottenere risultati positivi.

SI TRATTA DI RIDEFINIRE CHE COSA VOGLIAMO CHE IL LAVORO sia. Oggi pensiamo ancora che un lavoro "vero" sia solo quello produttivo di merci inutili o per pochi privilegiati (è più utile produrre una Ferrari o assistere un anziano? Chi decide che cosa produrre? Quale legame sociale determina il lavoro svolto?)

OCCORRE CONTRASTARE I TENTATIVI IN ATTO DI PRIVATIZZAZIONE DELLE ATTIVITÀ PUBBLICHE DI PRIMARIO INTERESSE SOCIALE (sanità, scuola, comunicazione, energia ecc.), evitando in tal modo che questi servizi vadano incontro alle spietate leggi di mercato che ne condizionerebbero la qualità, creando tra l'altro nuovi spazi di deregolazione del lavoro. A dimostrazione di come funziona un servizio pubblico una volta che viene affidato ad un privato si pensi al servizio affissioni: si abbattono i costi e peggiora drammaticamente il servizio.

BISOGNA OPPORSI FERMAMENTE AD OGNI FORMA IMPOSTA DI LAVORO FLESSIBILE e alla moltiplicazione di quelle forme intermedie tra lavoro e assistenza che rischiano di trasformarsi in lavoro servile, frammentando le diverse componenti della popolazione e ampliandone le differenze. In tale ottica è doveroso interrogarsi circa la funzione del cosiddetto "Terzo settore": una visione acritica delle forme di lavoro che sotto questa sigla vengono riunite, rischierebbe di legittimare nuove forme di sfruttamento. E' infatti vero che si sta assistendo, all'interno della rete della cooperazione sociale, all'emergere di forme di precarizzazione istituzionalizzata del lavoro, a sfondamento dei minimi salariali e deregolazione degli orari di lavoro. Si delinea in tal modo un "secondo mercato del lavoro" in cui, sotto la copertura della solidarietà, si realizza una deregolamentazione del lavoro attraverso l'abbattimento del sistema di garanzie acquisite.

Occorre quindi aprire un dibattito sulla necessità della FORMULAZIONE DI UNA NUOVA "CARTA DEI DIRITTI DEI LAVORATORI" che si assuma il compito di definire una rete di garanzie per le nuove figure del lavoro. E' necessario prendere coscienza e quindi battersi contro il processo di precarizzazione e deregolazione del lavoro cercando di ricomporre un soggetto sociale ora frammentato, quello degli esclusi dal lavoro, che abbia capacità progettuali al fine della conservazione e dell'ampliamento della sfera dei propri diritti.

E' necessario altresì premere affinché le parti sociali abbiano come fine, nella contrattazione, la RIDUZIONE DELL'ORARIO DI LAVORO A PARITÀ DI SALARIO. L'obiettivo immediato delle trentacinque ore settimanali risulta essere ineludibile come richiesta e come contributo al rilancio dell'occupazione. Dalla partecipazione alla produzione scaturisce, con un'inversione di tendenza netta rispetto agli ultimi anni, il diritto per il lavoratore di appropriarsi della ricchezza prodotta socialmente.

Il governo nazionale e le amministrazioni locali debbono attivarsi affinché l'obiettivo del lavoro sia primario nella loro azione politica all'interno di una logica non retta esclusivamente da una razionalità economica, ma da criteri di SALVAGUARDIA DEL TESSUTO COMUNITARIO E DI COMPATIBILITÀ AMBIENTALE, senza trincerarsi dietro alibi pretestuosi. Grandi potenzialità occupazionali, in tal senso, si aprono proprio nell'ambito del recupero, controllo e tutela ambientale.

Bisogna inoltre battersi per il rispetto e l'applicazione della legislazione volta a garantire la PIENA OCCUPAZIONE DEI SOGGETTI PIÙ DISAGIATI, per favorire forme di occupazione stabili, combattendo in tal modo il processo di precarizzazione in atto in ambito lavorativo.

 

2. Dati occupazionali relativi al Frusinate

Frosinone è parte di una Circoscrizione per l'Impiego che comprende 22 comuni (tra gli altri Alatri, Ceccano, Ceprano, Veroli etc.) con una popolazione di circa 200.000 abitanti ed una DISOCCUPAZIONE ORMAI SUPERIORE AL 20%.

Dal 1990 ad oggi nella Provincia i "senza lavoro" sono quasi raddoppiati. Ormai, considerando che gli iscritti al collocamento sono oltre 80.000, e tenuto conto che a questi vanno aggiunti i lavoratori in mobilità, in cassa integrazione e i Lavoratori Socialmente Utili, la Provincia di Frosinone conta oltre 100.000 tra disoccupati, inoccupati e precari.

Ancora oggi si annunciano centinaia di licenziamenti alla Klopman, alla Solac ed all’Autotrasporti Arcese.

Per la prima volta dal 1990, nel 1996 i lavoratori licenziati hanno superato gli avviati al lavoro

 

TASSO DI DISOCCUPAZIONE

Provincia di Frosinone

1990            12,47 %

1991            13,75 %

1992                  14,88 %

1993                  15,85 %

1994                  16,65 %

1995                  18,92 %

1996                  19,50 %

MAGGIO  1997  21,42 %

 

I dati evidenziano come il Comune capoluogo e la sua circoscrizione siano molto colpiti dalla disoccupazione: degli oltre 80.000 iscritti al collocamento nella provincia, circa 37.000 riguardano l'agglomerato di Frosinone (il 45,1% del totale).

Sia in provincia che nella circoscrizione del capoluogo I DISOCCUPATI SUPERANO GLI ISCRITTI IN CERCA DI PRIMA OCCUPAZIONE e lo scarto provinciale è in gran parte  imputabile alla circoscrizione di Frosinone. Questo denuncia una situazione che riguarda in misura forte la perdita del lavoro, frutto di un declino strutturale, oltre alle difficoltà di ingresso nel mercato del lavoro.

Mentre fra i disoccupati prevalgono (sia in provincia che a Frosinone) gli operai qualificati su quelli non qualificati o sugli impiegati, fra gli iscritti in cerca di prima occupazione il dato si inverte: prevalgono cioè i lavoratori iscritti come impiegati - quindi diplomati. LE DIFFICOLTÀ DI COLLOCAZIONE SEMBRANO QUINDI PIÙ FORTI PER I LAVORATORI MAGGIORMENTE QUALIFICATI. Questo la dice lunga sulle “capacità imprenditoriali” attive da queste parti. I padroni si orientano verso produzioni non qualificate, ad alto tasso di sfruttamento.

Infatti, anche per quel che riguarda i contratti di formazione e lavoro, gli avviamenti nella provincia riguardano in maniera prevalente lavoratori con basso livello di scolarizzazione.

I dati sembrano indicare che IL MERCATO DEL LAVORO TENDE A SOSTITUIRE I LAVORATORI PIÙ ANZIANI, che si sono conquistati una serie di diritti, con lavoratori più flessibili, meno garantiti, a bassa scolarizzazione e a più alto sfruttamento. In moltissimi casi non c'è stato nessun ammodernamento degli impianti. La produttività è aumentata, semplicemente, aumentando i ritmi di lavoro di un numero sempre inferiore di lavoratori.

 

3. Il possibile ruolo della Pubblica Amministrazione

LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE DEVE PROPORRE UNA POLITICA PER I SERVIZI ALLA COMUNITÀ E NON ASSISTENZA ALLE IMPRESE, considerando come obiettivo prioritario e irrinunciabile l'elaborazione di un piano organico e coordinato per lo sviluppo dei servizi volto alla tutela e al bene-essere dei cittadini.

Si propone dunque, da un lato una politica di POTENZIAMENTO E ALLARGAMENTO DEI SERVIZI EROGATI DAL PUBBLICO, con la creazione di una municipalizzata cui sia demandata la gestione e la fornitura di tutti i servizi essenziali.

Bisogna prioritariamente rispondere alle esigenze occupazionali del territorio attraverso la creazione di centri di  orientamento allo studio e al lavoro, che svolgano attività di osservazione delle dinamiche di quartiere, svolgendo dunque anche un ruolo di prevenzione nei confronti di ogni forma di disagio sociale.

E’ necessario che il comune, nei casi in cui sono a rischio posti di lavoro (come ad esempio nei casi Permaflex, Klopman, Solac ecc.) impegni tutta la propria capacità politica e sociale a sostegno di ogni forma di riappropriazione da parte dei lavoratori della gestione di quelle strutture e quegli impianti più volte pagati con i soldi della collettività.

Il Partito della Rifondazione Comunista come primo impegno presenterà al prossimo consiglio comunale un progetto organico per lo sviluppo economico e la ripresa occupazionale che prevede:

- RIDUZIONE DELL’ORARIO SETTIMANALE DI LAVORO A 35 ORE A PARITÀ DI SALARIO come elemento fondamentale per consolidare i livelli occupazionali attuali, impedendo altri licenziamenti, mobilità, cassa integrazione, chiusura di aziende.  Ancora oggi si annunciano centinaia di licenziamenti alla Klopman, alla Solac ed all’Autotrasporti Arcese.

- aprire prospettive di LAVORO STABILE, come già si sta facendo, A TUTTI I LAVORATORI IMPEGNATI NEI LAVORI SOCIALMENTE UTILI E DI PUBBLICA UTILITÀ

- elaborazione di una LEGGE REGIONALE SPECIALE PER LO SVILUPPO DEL BASSO LAZIO

- realizzazione di servizi a rete per il SOSTEGNO ALLA PICCOLA E MEDIA INDUSTRIA, per prevenire situazioni di crisi e per costruire e promuovere le iniziative necessarie allo sviluppo del nostro apparato produttivo

- REALIZZARE CON GLI ARTIGIANI E I COMMERCIANTI DEL CAPOLUOGO UN PROGRAMMA DI ESPANSIONE DELLE LORO ATTIVITÀ , privilegiano le aziende che occupano manodopera giovanile; promuovendo inoltre protocolli d’intesa con ENEL, TELECOM, ecc. per l’applicazione di tariffe agevolate, ivi comprese quelle di competenza comunale

- REALIZZARE UN CENTRO-SCUOLA E FORMAZIONE REGIONALE che raggruppi tutti gli Istituti Professionali Statali e gli enti di formazione regionali, sperimentando per la prima volta, l’istituzione di Università della formazione professionale

In questo quadro il Partito della Rifondazione Comunista SI IMPEGNA AD ELIMINARE L’EVASIONE LA DISPERSIONE SCOLASTICA, LO SFRUTTAMENTO MINORILE, nonché ad attivare tutte quelle iniziative necessarie per il conseguimento del titolo dell’obbligo scolastico anche per gli adulti.

Inoltre resta validissima la proposta, da tempo avanzata, dell’istituzione di un CENTRO STUDI DELLE ARTI E DEI MESTIERI ANTICHI:

- realizzazione di tutte le opere pubbliche progettate e finanziate che contribuiscano al miglioramento della qualità della vita, tenendo conto che importanti edifici pubblici del centro storico (il tribunale, il mattatoio, il dispensario, il carcere, l’attuale ospedale) non possono giacere abbandonati, ma debbono essere riutilizzati, entro breve termine, al servizio della collettività.

E’ necessario che sia elaborato un piano per il RECUPERO DELLE AREE DELLE AZIENDE CHIUSE ed una legge affinché le aree necessarie per gli insediamenti siano date in concessione e che in caso di fallimento o chiusura ritornino alla proprietà pubblica, onde impedire qualsiasi ulteriore forma di speculazione ai danni della collettività.

LE AREE PRODUTTIVE DISMESSE DEVONO ESSERE PRIORITARIAMENTE UTILIZZATE A FINI PRODUTTIVI attraverso opportuni processi di riconversione, interrompendo la strada senza futuro  dell’insediamento di centri commerciali nelle stese aree. Sono diversi i casi in cui purtroppo questa sostituzione si sta verificando: si pensi

alle aree della Klopman, della Cavinor, della Brunsig, dell'ex Fornaci ecc. Qualora l'opera di riconversione sia impraticabile tali aree debbono essere destinate a strutture di utilità sociale (esempio: centri sociali, biblioteche, strutture di day- hospital ecc.).

Inoltre le amministrazioni del capoluogo e quelle provinciali dovrebbero attivarsi per aprire sbocchi occupazionali ai disoccupati e ai giovani nel medio e breve periodo impegnandosi a DEFINIRE IL QUADRO COMPLETO DELLE OPERE PUBBLICHE INIZIATE E SOSPESE, PROGETTATE E FINANZIATE, PROGETTATE E NON FINANZIATE, SELEZIONANDO LE OPERE SIGNIFICATIVE per il miglioramento della qualità della vita quali: la salvaguardia dell'ambiente e del territorio, la riqualificazione degli spazi urbani, il miglioramento dei servizi sociali e di cura già esistenti e la creazione ed attivazione di nuovi

I Lavoratori Socialmente Utili hanno occupato e occupano posti di lavoro veri sopperendo a reali carenze d’organico del Comune. Il Partito della Rifondazione Comunista si è battuto, si batte e si batterà perché a detti lavoratori sia riconosciuto il ruolo necessario ed indispensabile svolto nelle scuole, nelle strade e negli uffici di Frosinone con l’obiettivo della stabilizzazione del lavoro per tutti a salario intero.

La battaglia degli L.S.U. non è, infatti, semplicemente la rivendicazione di un particolare gruppo di precari ma l’affermazione  di una diversa concezione del lavoro legata alla qualità della vita della comunità invece che alla logica mercantile della produzione, concezione che sola può aprire le porte del lavoro alla grande massa dei disoccupati.